L’esercito sudafricano dalla guerra fredda ad oggi

Nelle forze armate Sudafricane (South Africa Defence Force) i soldati erano reclutati attraverso la coscrizione dei cittadini bianchi dai 17 ai 65 anni d’età. Vi era personale volontario in servizio permanente (unità scelte come i paracadutisti nella foto), soldati professionisti, riservisti e coscritti la cui ferma durava da uno a due anni. Il servizio militare obbligatorio era una tappa fondamentale della vita della Minoranza bianca del paese. Al diritto di voto di cui godevano i cittadini di razza bianca corrispondevano doveri precisi e complicati: la gestione delle infrastrutture, della burocrazia, della sanità, la politica ed (ahimè ) anche la Guerra. I neri erano esentati dal servizio militare obbligatorio ma potevano prendere le armi come volontari e servire nelle truppe regolari SADF in unità come il 32^ Battaglione Buffalo. Negli anni ’80 a seguito dell’avvento di Mugabe in Zimbabwe un gran numero di esperti ex commando rodhesiani si unirono al SADF.
Il sud Africa ha sempre potuto vantare un esercito potente, il migliore dell’Africa. Grande disciplina, attaccamento alla patria, Personale addestrato e motivato sono sempre stati un vanto del governo di Pretoria, almeno fino al 1994 con la salita al potere dell’ANC di Mandela. Da allora il paese ha subito un lento declino, sono tornate la fame e le malattie: a causa delle Bee Laws i dirigenti bianchi, siano essi stati anglofoni o boeri, sono stati sostituiti da dirigenti neri spesso corrotti ed incapaci. L’HIV è tornato a colpire il paese, le strutture sanitarie sono malandate, la corruzione e la criminalità sono diffuse ovunque. Sono aumentati furti, uccisioni e rapine. I cittadini bianchi sono perseguitati ed uccisi, una situazione drammatica che ha richiamato l’attenzione di Genocide Watch. Gli assalti e le espropriazioni ai danni delle fattorie dei boeri hanno ridotto la produzione alimentare drasticamente rendendo sterile quello che un tempo era il florido Sud Africa, il granaio dell’emisfero meridionale dell’Africa. Una condizione di sfacelo che si è riflessa sull’esercito che ora ha soldati in maggioranza neri che sono male armati, peggio addestrati e scarsamente motivati. I soldati bianchi sono tornati nelle loro case per difendere le loro famiglie nel difficile clima sociale del Sudafrica post apartheid dove stupri ed aggressioni contro le famiglie bianche sono all’ordine del giorno. Parecchi veterani del SADF, con anni di addestramento ed esperienza militare alle spalle, si sono dati alla vita da mercenari; nella miriade di guerre e conflitti civili ed etnici scoppiati nel continente africano i sudafricani bianchi hanno iniziato ad essere presto richiesti in ogni dove come soldati di ventura in virtù delle loro straordinarie capacità militari. Una situazione favorita dal clima di distensione seguito alla fine della guerra fredda dove, venuta meno l’ingombrante presenza del bipolarismo targato URSS e USA, gli stati africani hanno iniziato a cercare supporti diversi dalle due grandi superpotenze della Guerra Fredda. Proprio la fine della cortina di ferro, con i conseguenti tagli alle spese dei vari eserciti mondiali, ha contribuito a favorire la richiesta di mercenari. Sono nate così le prime società militari e di sicurezza private, di cui la più nota, e considerata precursore delle più moderne, è la Executive Outcomes, fondata nel 1989 dall’ex ufficiale delle forze speciali sudafricane Eeben Barlow. Si tiene a precisare che qua non si vuole difendere l’apartheid in sè, che era un governo liberale e filobritannico responsabile della repressione dei boeri, veri abitanti del sudafrica; i discendenti degli antichi coloni olandesi di Jan van Reebek che per primi abitarono il Sudafrica. Lo scopo di questo resoconto è la documentazione su una pagina di storia militare.
 Alessio