Lo chiamano sovranismo ma è un malinteso

da No Reporter

L’Italia che obbedisce agli angloamericani e rincorre la Tunisia

L’Italia rischia di diventare un’appendice dell’Africa.

È la triste constatazione  che sorge dall’osservazione di quanto sta succedendo a livello europeo ed internazionale.
Innanzitutto l’Italia  è l’unico paese europeo in recessione, in un quadro europeo già di per sé non esaltante, grazie anche ad una sostanziale immobilità sul piano interno,dove nulla si è fatto sul piano delle necessarie riforme dell’apparato amministrativo, della spesa pubblica e del rilancio degli investimenti, anche di quelli europei.
Basti pensare alla tragicomica questione della Tav Torino-Lione che rischia di estrometterci per sempre dai “corridoi europei” della circolazione di merci e beni che ancora adesso sono un differnziale di costo non indifferente per le imprese italiane.
Nonostante i proclami del Governo, nulla si è visto sul fronte della ripresa della domanda interna né sull’innalzamento del potere d’acquisto dei salari.
In questo quadro già complicato l’Italia si sta bruciando con stupida pervicacia la possibilità di inserirsi nell’asse franco-tedesco, con una politica estera infantile che guarda alle prossime elezioni europee di maggio e non a quello che si sta muovendo nei processi europei in termini di strategia a lungo termine.
Le guerricciole verbali messe in atto contro la Germania sul surplus commerciale ed il ruolo traino in Europa e contro la Francia sugli argomenti più disparati, sono oltre che ridicole anche controproducenti e puzzano lontano un miglio di un servigio da pagare a Trump ed agli inglesi.
Con l’utilizzo della “Hard Brexit” e dell’Italia si vuole scardinare l’asse carolingio dell’Europa e fare in modo che non sia possibile nessun tipo di “ipotesi europea” per i prossimi mille anni: è bene che questo sia chiaro a tutti.
Chi blatera di ricostruire l’Europa dopo aver distrutto l’Unione Europea non sa di cosa sta parlando, nel migliore dei casi e nel peggiore è strumento inconsapevole dei nemici dell’Europa.
L’unificazione del mercato unico, il processo di integrazione in termini commerciali, finanziari, sociali e di prospettiva internazionale non si ricostruiscono sulle macerie ma semmai correggendone la rotta politica, posto che lo si voglia, con una visione Politica e non politicante che assicuri alle nuove generazioni europee un futuro ed un destino comune, in una visione geopolitica che vada oltre la personalizzazione caricaturale dei Macron o delle Merkel di turno.
Indietro non si torna e non si deve tornare, pena la riduzione dell’Italia ad appendice della Tunisia sia in termini politici che economici, è bene saperlo. Tutti. A cominciare dagli ambienti sovranisti.