L’UOMO CHE SALVÓ IL MONDO: STANISLAV EVGRAFOVIC PETROV

Nella giornata di oggi si è venuto a sapere della morte di un eroe, avvenuta nell’anonimato il 19 maggio del 2017.
La sua storia è sempre stata oscurata, ma merita di essere conosciuta e raccontata:
Era il 26/09/’83, e il tenente colonnello Petrov, un analista dell’armata rossa, sostituiva un suo compagno all’ospedale nella casamatta (bunker) Serpuchov 5, vicino Mosca, come ufficiale di servizio a guardia dei sistemi di sorveglianza a distanza dei siti missilistici statunitensi.
Quella notte l’allarme registrò che una testata nucleare americana sarebbe esplosa in terra sovietica entro 30 minuti al massimo e, nonostante la proceduta richiedesse di informare i superiori, disubbidì poiché convinto si trattasse di un malfunzionamento dei sistemi, ed infatti così è stato.
L’ipotesi di un reale attacco missilistico era infondata poiché era alquanto difficile che un attacco nucleare avvenisse con una sola testata.

Fu certo che fosse un falso allarme quando si videro partire altri 4 missili, secondo il radar, tutti dalla base Malmstorm, in montana, che invece, secondo il KGB, ne custodiva uno solo.
non era certo ma alla fine si scoprì che era esattamente così, quando nessun missile esplose nell’URSS.
Nei giorni successivi si scoprì che il malfunzionamento era legato ad una coincidenza di allineamenti planetari e luci filtrate che mandarono in errore il satellite, Petrov aveva salvato il mondo, se avesse avvertito i suoi superiori sarebbe partito nel giro di 15 minuti uno sciame di testate nucleari sovietiche verso l’America e l’Occidente in generale, decretando così la morte di milioni di persone e, forse, la fine del mondo, soprattutto in quel clima di tensione che portò Reagn a definire l’URSS un impero del male.
La procedura prevedeva infatti l’analisi immediata delle dinamiche e la comunicazione al Cremlino, che, nel giro di pochi minuti, avrebbe deciso se contrattaccare o meno anche se probabilmente, secondo il principio di distruzione mutua assicurata, il contrattacco sarebbe avvenuto.
Come accadde i primi di settembre quando si scoprì l’ingresso di un aereo spia statunitense, poi rivelatosi un aereo civile coreano, abbattuto nonostante il pilota sovietico che lo aveva abbordato, avesse visto che in realtà era un Boeing civile, il fatto provocò 267 morti.
La sua storia rimase segreta per 10 anni ed, anzi, fu richiamato, ma ricevette comunque diverse onoreficenze da molti altri paesi del mondo accompagnati da aiuti economici, finchè non fu congedato con pensione anticipata.
Stanislav Petrov visse la vecchiaia in un palazzo in cemento armato a Fryasino, vicino mosca, tra malattia ed acciacchi suoi e del figlio ma comunque nel benessere e nella consapevolezza, nonostante fosse un uomo umile, di aver “solo” fatto il suo lavoro salvando il mondo.

Giacomo Morini