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L’utopia del Reddito di Cittadinanza

da Italia Proletaria

Tema trainante di questi giorni è la discussione sul reddito di cittadinanza. Tale argomento è stato alla base della campagna politica del M5S, ma vediamo in sintesi di cosa si tratta; il partito di grillino (permettetemi questa licenza d’autore ) ha teorizzato una forma di sostegno a disoccupati ed inoccupati di circa 780 euro al mese , tale misura dovrebbe anche interessare le pensioni minime che sarebbero integrate fino al raggiungimento dei 780 euro. Gli obblighi connessi a tale misura dovrebbero essere quelli di iscriversi ai centri per l’impiego, dimostrare una ricerca attiva del lavoro di almeno 2 ore al giorno, lavorare per 8 ore settimanali presso le pubbliche amministrazioni etc… (ecco il comodo link alla proposta QUI).

Tale proposta rappresenta sicuramente una grande conquista sociale poiché ridà dignità a chi non trova lavoro, a chi lo ha perso agli anziani che non arrivano a fine mese. Entriamo comunque nel dettaglio, si parla di disoccupati ed inoccupati e questi secondo le statistiche dovrebbero essere 6 milioni , le pensioni sotto i 750 euro ( secondo Boeri nel 2017) sarebbero circa 1.134.000, quindi in linea teorica anche queste persone dovrebbero godere ( marginalmente ) dei benefici del reddito di cittadinanza, quindi in totale abbiamo (statistiche alla mano) 7.134.000 persone destinatarie di tale misura, il M5S stima circa 9 milioni i destinatari di tale misura.

Premesso ciò, secondo Di Maio tale misura verrebbe significativamente finanziata con lo smantellamento degli enti inutili e con il licenziamento dei dipendenti di questi (ai quali verrebbe dato il reddito di cittadinanza) e da altre manovre sui bilanci pubblici che non abbiamo capito. Il problema in tutto questo progetto è che non è chiaro che non si può fare.

E perché non si può fare :

1) L’Italia non ha sovranità monetaria né può decidere la sua politica finanziaria o economica indipendentemente dall’Unione Europea in quanto ha firmato il Fiscal Compact (abbiamo già trattato l’argomento)

2) L’Italia ha un sistema economico al collasso dove le industrie strategiche sono in mano a fondi esteri che non hanno alcun interesse in una politica di sviluppo industriale in Italia, infatti alcune grandi aziende hanno lasciato il paese alla luce delle condizioni fiscali e burocratiche vigenti e controproduttive per gli investitori quindi non c’è alcuna prospettiva di sviluppo economico che porti al riassorbimento dei disoccupati nel mondo del lavoro, anzi bisogna mettere sulla bilancia un progressivo aumento dei veri disoccupati sostenuto dalla chiusura delle aziende.

L’Italia non è pronta per nessun passo significativo in materia sociale poiché bisogna prendere coscienza che è il sistema economico il vero problema.

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