Mancò la fortuna non il valore

”Fra sabbie non più deserte sono qui di presidio per l’eternità i ragazzi della FOLGORE
fior fiore di un popolo e di un esercito in armi ~ caduti per una idea.
Senza rimpianti, onorati dal ricordo dello stesso nemico, essi additano agli italiani nella buona e nell’avversa fortuna il cammino dell’onore e della gloria~~~~~
Viandante arrestati e riverisci~~~
Dio degli eserciti accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo di cielo che riserbi ai martiri e agli eroi~~“

Oggi, 23 ottobre 2017, ricorre il 75esimo anniversario della battaglia di El Alamein. Questo sanguinoso combattimento si protrasse per circa 10 giorni fino al 3 novembre e l’esito fu una schiacciante vittoria degli alleati ai danni dell’esercito italiano e di quello tedesco.
Nonostante la sconfitta, noi abbiamo a cuore la memoria di quei 10 mila morti e di tutti i soldati che affrontarono questa battaglia con immenso valore ed ardimento.

Questa frase attribuita al feldmaresciallo Erwin Rommel, che era a capo della corazzata italo tedesca, ci fornisce un’idea dell’opinione che egli aveva dei soldati italiani:”Il soldato tedesco ha fatto meravigliare il mondo, ma il soldato italiano ha fatto meravigliare il soldato tedesco.”
Leggiamo ancora direttamente dalle pagine del diario di guerra scritto dal grande stratega:”Abbiamo, i Comandanti italiani ed io, una magnifica comprensione. Non potevo augurarmi una migliore collaborazione(…)”.

Sovente ritroviamo in questi scritti sinceri e grandi elogi allo spirito dei soldati italiani: alla loro perseveranza, alla loro audacia e alla loro disposizione d’animo; gli unici difetti evidenziati dal generale sono l’arretratezza degli armamenti e la scarsa disciplina.

“La storia è scritta dai vincitori”, forse, ma ai nostri detrattori, seguaci della storiografia anglofila che ha sempre mostrato i soldati italiani come dei codardi scansafatiche, noi rispondiamo proponendo di documentarsi e di leggere le pagine di quel diario, scritto in prima persona da un grandissimo stratega che era presente sul campo di battaglia, e poteva dunque giudicare con i propri occhi l’operato dei nostri militari.

Insomma, questa battaglia potrebbe in una qualche maniera assumere un valore simbolico ed esemplare per l’intera sorte italiana durante la seconda guerra mondiale: la battaglia ha avuto un esito sfavorevole, così come abbiamo perso la guerra. Ma abbiamo vinto con onore, scrivendo una delle pagine più ardite e nobili della nostra millenaria storia gloriosa. “Mancò la fortuna ma non il valore”, e gli italiani diedero prova per un’ennesima volta di quale tempra siano realmente costituiti.
Invitiamo pertanto a considerare questa vicenda non tanto come una disfatta, una sconfitta che ci pesa sul capo e ci costringe ad abbassare la testa; al contrario, dobbiamo andare fieri della sublime altezza del martirio, che nobilita le azioni dei nostri soldati ed estende la memoria nella sovrumana dimensione dell’eternità, in quello spazio di cielo che è riservato ai benefattori della patria, come ci insegnano i filosofi antichi dell’antico mondo romano.

-Camilla