NAZIONALISMO E CRISTIANESIMO: LE RADICI DELL’EUROPA SONO DAVVERO CRISTIANE?

Molto spesso vediamo chi trova, a ragion veduta, un pericolo nell’Islam, sostenere la necessità di “difendere le nostre radici cristiane”.
Questa non vuole essere solo una riflessione storica, ma anche religiosa. Come noi tutti ben sappiamo, e come ogni identitario o nazionalista sa meglio di molti altri, la storia della civiltà europea nasce nella Grecia antica: nulla di cristiano, quindi.
Ma la culla vera e propria di quella che sarà la civiltà europea è l’impero romano, che fu pagano fino all’editto di Costantino del 313 d.C.
Ciò che rese Roma e il suo impero grandi e che garantì loro eterna memoria, cioè il diritto, l’arte (questa però imparata dai greci), l’ingegneria edile e bellica e un sacco di altre cose, però, esistevano da ben prima che Gesù Cristo stesso venisse al mondo.

La storia

Chi sostiene la tesi secondo la quale le radici dell’Europa sarebbero cristiane spesso si rifa al periodo medievale, soprattutto collegandosi alla produzione artistica. È fuor di dubbio che la spinta cristiana nell’arte abbia portato alla creazione di opere di ineguagliabile bellezza, come gli affreschi della Cappella Sistina o al Mosè di Michelangelo, ma voglio porre una domanda: a chi e cosa furono ispirate queste opere? La risposta è facilmente intuibile: i pagani, per l’esattezza i Greci. È noto che le opere d’arte medievali fossero ispirate dall’arte classica, infatti.

Il canone di Policleto, infatti, nacque nella Grecia antica, quindi sì, possiamo dire che il cristianesimo abbia offerto ispirazione per la creazione di opere d’arte, ma non che vi abbia donato la bellezza per la quale le ammiriamo.

La religione

Da un punto di vista religioso le cose sono un po’ più complesse.
Quello che i nazionalisti propongono, semplificando al massimo i loro concetti, è un culto non mistico degli antenati. Versioni mistiche di esso, invece, venivano praticamente nell’Europa precristiana, prima che venissero sostituite con il cristianesimo, cioè un culto dell’unico Dio dove tutti gli uomini sono suoi figli ed uguali davanti ad esso senza distinzioni, abbattendo quindi frontiere linguistiche, etniche, identitarie e nazionali.
Dove finisce il senso nazionale di identità praticando questa religione, il cui vero volto sta venendo allo scoperto adesso grazie a Papa Francesco, cioè quello di un culto di appiattimento culturale, di meticciato, di omologazione umana globale?
Oltre alle questioni etniche e nazionali si pongono problemi anche sul punto di vista morale: il cristianesimo ha sostituito e continua tuttora a sostituire lo spirito guerriero del pagano, che cerca a seconda del popolo il Valhalla o i Campi Elisi, con precetti di celebrazione della remissività, del “porgi l’altra guancia”.
Viene da porsi, alla luce di questi fatti, una domanda: il cristianesimo è veramente nostro alleato spirituale nella lotta per l’identità europea e per la sua rinascita, o è invece nostro nemico?

Amedeo Capuana