PALESTINA LIBERA, STORIA DI UN GENOCIDIO: parte prima

Si sente spesso dire che gli ebrei hanno acquistato i territori che ora occupano in Palestina ma quanto è effettivamente vero questo?
Nel 1931 c’erano nel mandato Britannico della Palestina all’incirca 26.625.000 “Dunum” (zone di terreno), inclusa la Giordania, e gli ebrei ne possedevano 1.393.531, cifra giusta considerando che allora erano solo il 17% della popolazione locale della sola Palestina.
Questo vuol dire che solo una piccola parte dei territori poi destinati agli insediamenti israeliani è stata effettivamente acquistata più o meno legalmente, il resto è tutta un’altra storia:
Nel 1945 finisce la seconda guerra mondiale ed in Palestina vivono 1.745.000 persone (1.024.000 in più rispetto al primo censimento, nel 1922) e solo il 31% di questi era ebreo il 14% in più rispetto al 31 considerando i flussi migratori causati dalla seconda grande guerra, flussi talmente grossi per una regione con poche risorse da scatenare conflitti e tensioni trai varigruppi che costrinse l’Inghilterra a limitare l’immigrazione, questo anche perché pure la popolazione araba aumentava a dismisura.
Nel giro di pochi anni la regione si infiammò visto che le risorse non c’erano per tutti e si iniziò a pensare al fatidico stato di Israele per raccogliere tutti gli immigrati in arrivo dall’Europa e dal mondo.
Le prime conferenze furono un disastro, ma quelle successive ancora di più.
La spartizione poi avvenuta comprendeva tre settori:
Lo stato arabo (99% di popolazione araba)
Lo stato ebraico (solo il 55% di popolazione ebraica)
La regione di Gerusalemme, a guida ONU (51% di popolazione araba)
La spartizione poi divenuta realtà fu accettata ovviamente dagli ebrei ma non dagli arabi, e, nonostante fossero stati chiamati diversi stati pro e contro alle votazioni, l’America la fece approvare a suon di minacce, ad esempio quelle alla Francia di tagliarle i viveri.
Così nacque abusivamente lo stato di Israele, che comprendeva allora solo il 55% della regione della Palestina, questo si espanse successivamente coi conflitti arabo-israeliani fino ad arrivare a comprendere tutta la Palestina, il Sinai ed il Golan anche se poi dovette abbandonarle a causa delle pressioni internazionali.
Sta di fatto che successivamente il già limitato stato della Palestina si ridusse ancora.
La motivazione base del non riconoscimento dello stato d’Israele, oltre al sano principio di sovranità, fu anche il fatto che la Palestina non ebbe più accesso al Mar Rosso (sulla quale si fondava parte dell’economia palestinese) ed il Lago Tiberiade (fonte di acqua potabile indispensabile) oltre al fatto che Israele comprendeva 2/3 della sponda mediterranea e la regione più sviluppata, tralasciando che ignorarono anche il piano di moneta ed infrastrutture comuni elaborato nel piano base, questo devastò la Palestina, un tempo terra di condivisione e convivenza, tanto chenel 1948 711.000 palestinesi lasciarono la loro terra d’origine, e non finì lì la diaspora. Continua…Giacomo