Perché Guardarci da Steve Bannon?

da Giovani a Destra

Lo scorso settembre, partecipando ad Atreju, l’Ex Capo Stratega della Casa Bianca Steve Bannon, ha confermato e consolidato la sua già considerevole presenza nella politica europea. In passato produttore cinematografico e giornalista, Bannon è considerato uno dei principali responsabili della vittoria di Donald Trump alle Presidenziali del 2016. Nonostante i suoi meriti in politica Americana, l’azione dell’ex Capo Stratega in Europa risulta quantomeno sospetta e almeno in apparenza intenzionata ad eliminare dalla Destra Europea qualsiasi ambizione non-Atlantica. Tale tendenza, può infatti essere osservata già nelle sue idee riguardanti, in particolar modo, la politica internazionale.

Modus Operandi

Da un lato, la sua weltanschauung ammette una dialettica di opposizione tra il “Partito di Davos”, rappresentato dalle élites finanziarie occidentali e il “Partito del Popolo”. Il primo promotore del mondialismo, l’altro in cerca di sottrarsi da esso. Un’altra parte della sua dialettica consiste nello scontro tra una Civiltà Occidentale Euro-Atlantica e Giudaico-Cristiana e quello che lui identifica come un “Asse del Male”, rappresentato da nazioni che (usando le sue stesse parole) discenderebbero da stirpi guerriere ostili alla citata morale Giudaico-Cristiana e che agirebbero in combutta con Davos. Vale la pena tenere a mente che tali nazioni sarebbero, in generale, tutte quelle in contrapposizione all’Impero Americano, eccezion fatta per la Russia, caso sui generis che vedremo.

America contro Europa?

Sul piano geopolitico, il centro dell’Occidente naturalmente resterebbe l’America, quindi la guida rimarrebbe Anglosassone. L’Euroscetticismo di Bannon lascia intendere come la pur fallimentare Unione Europea non dovrebbe lasciar spazio a nuovi esperimenti politici pan-Europei, ma piuttosto al ritorno ad un sistema Westfaliano sotto l’ombrello protettivo di Washington. Protezione che sarebbe una conseguenza naturale, nonostante lui insista sul fatto che l’America cerchi alleati e non protettorati. Infine la Russia, nella sua visione, andrebbe “recuperata” e riportata sulla retta via – atlantica. Vale a dire che dovrebbe rinunciare al suo eccezionalismo e alle sue vocazioni Eurasiatiche e unirsi alla Civiltà Occidentale nella Huntigtoniana lotta dell’Occidente contro il resto. Qualcosa di inconcepibile, sul piano strategico, politico, economico e culturale e per giunta fatale.

L’Europa deve essere Europa

Di lì, la pericolosità della sottoscrizione a iniziative come The Movement e altre che, talvolta pure se in buona fede, prediligano l’Euro-America alla sola Europa o anche all’Eurasia. Sicuramente gli attuali sono inorganici e spesso contrari alla stessa storia, carattere e tradizioni della Civiltà Europea, ma sicuramente non se ne uscirà importando quelli di Gran Bretagna e America. Si accetti piuttosto l’unicità dell’Europa Continentale, storicamente anch’essa terra di popolazioni guerriere, che hanno saputo conciliare le proprie tradizioni millenarie con un’impressionante capacità inventiva e tecnica, che per secoli ne ha garantito la grandezza. Allo stesso modo, si dovrà accettare la necessità di un Grande Spazio Europeo che garantisca la coesione del Vecchio Continente. Si tratta di un imperativo della geopolitica moderna, che ormai vede gli Stati-nazione europei incapaci, da soli, si sopravvivere nell’arena globale. Non ci si può neanche permettere di recidere i legami tra l’Europa e l’Oriente, sia vicino che lontano, con il quale vi sono sempre stati scambi economici e culturali.

Essere europei

Per concludere, occorre diffidare di gente come Steve Bannon e di simili progetti che, se possono sembrare allettanti a livello di politica nazionale, non lo sono a livello geopolitico. Molto saggiamente, sia l’AfD in Germania che il FPO in Austria si sono rifiutati di aderire all’iniziativa, avendone intuito la natura. Un esempio da seguire. L’Europa deve sicuramente cambiare, i suoi equilibri geopolitici interni sono da rivedere, così come i valori sui quali si è voluta ricostruire dopo la catastrofe del 1945, questo è innegabile. Che si restauri dunque la grandezza dell’Europa, invece che consolidare Euro-America. Possiamo farlo. Dobbiamo farlo. Ce lo chiede l’Europa – quella vera.