Il populismo parente povero del comunismo

Di Gabriele Adinolfi

RIFLESSIONI DA 9 NOVEMBRE
IL POPULISMO È OGGI LA VERSIONE STUPIDA DEL COMUNISMO

Il 9 novembre è la data delle due rinascite della Germania (1923 a Monaco, 1989 a Berlino).
Data ancestrale, ghibellina, europea.
Il 7 novembre è caduto il centesimo anniversario della Rivoluzione bolscevica.
Interessante occasione per un drammatico bilancio dello stato in cui versa l’immaginario dei presunti eredi delle Rivoluzioni Nazionali, dell’Asse e del neofascismo, oggi ahimè appiattiti nel “populismo”.

Va detto che in confronto al complesso di castronerie populiste, “fuori dall’Euro, fuori dalla Ue, svalutiamo e così torniamo vent’anni indietro” (senza contare le uscite demagogiche che si contraddicono vicendevolmente, del tipo tagliamo le tasse e salviamo allo stesso tempo lo stato sociale , fermiamo l’immigrazione e reindustrializziamo, con chi, poi, se siamo in piena morte demografica?), le rovinose risposte sovietiche si rivelano addirittura meno grottesche e si dimostrerebbero persino meno fallimentari di quelle del populismo.
Tenuto fermo che non solo non c’è alcuna consapevolezza degli scenari mondiali ed epocali ma che si è perduto ogni tentativo socialrivoluzionario, come il Corporativismo, visto che l’ideologia dominante è “salviamo il bottegaio Brambilla”, o, tutt’al più, “capitalismo sì purché italiano”, direi che anche i fondamentali sono andati smarriti.

Quando leggo o ascolto le ricette dei nostri mi prende uno sturbo e mi vergogno che una qualunque persona intelligente possa credere che cose del genere le pensi anch’io, perché per maledetto passo senza problema alcuno ma per idiota no, e tutte le ricette del populismo sono idiote.
Il populismo in effetti non è che la versione pecionara del comunismo: si fonda come quello su di un’analisi abbastanza corretta del sistema anche se mutila e settoriale, ma presenta proposte da ricovero in una clinica per malattie mentali ancora più delle comuniste.
L’impianto mentale e psicologico è proprio lo stesso del comunismo, solo che non è proletario.
I populisti antieuropeisti hanno imparato a memoria gli elementi di critica alla Ue e alla Bce (senza curarsi di considerarle involucri e sovrastrutture di un sistema molto più ampio ma riducendole a bamboline voodoo da esorcizzare con una sciocca mentalità primitiva). Così hanno definito la loro versione pecionara del mito comunista del plus-valore
Hanno poi assunto una serie di “soluzioni” regressive, tutte economiciste, fondate non solo sull’enfatizzazione di dati parziali e sulla disconoscenza dell’insieme, ma puerili e imbarazzanti. Più o meno come le ricette comuniste con la sola aggravante di essere fondate sull’egoismo bottegaio.
Ragionano come i comunisti ma in peggio perché, quelli, perlomeno i dati li studiano davvero e non li rabberciano.
Sono alter ego dei comunisti ma di seconda serie.
Come i comunisti sono proprio in tutto e per tutto. Nutrono la stessa spocchia dei possessori della verità rivelata perché hanno imparato qualcosa sul cambio e sul debito (il dogma) e anche qualcosina, ma giusto un po’, sulla proprietà della valuta, dal che hanno attaccato con lo sputo tutto l’impianto disastrante delle loro proposte regressive (come facevano i soviet) e nelle discussioni sono arroganti, presuntuosi, professorali, pieni di sé e delle loro verità e chiunque le contraddice è tacciato di essere ignorante (mica loro…) o confuso (mica loro…), egli è, praticamente la loro versione del comunista “nemico di classe”.
Aver prodotto caricature mal riuscite dei comunisti, ecco a cosa si è ridotta la destra estrema incagliata nel suo “populismo” borghese.

Quando vedo come i nostri guardano oggi al mondo, alle sfide nel mondo, e come obbediscono (credendosi “sovranisti” o “patrioti”) agli interessi inglesi e a quelli dei vincitori della guerra mondiale mossa contro di noi, quando li vedo tifare contro la potenza tedesca e contro il processo di unità europea, invece di spingerlo a fondo ma da posizioni rivoluzionarie, provo una vergogna assoluta per loro e per il fatto che qualcuno possa credermi complice di questo sbandamento e di questa dissociazione.
Come i presunti eredi delle più grandi intelligenze europee siano crollati a questi livelli patetici resta il mistero dei misteri.
Ce ne faremo una ragione, Evola ci aveva avvertiti per tempo.