Poveri filosofi bistrattati!

“Non sono d’accordo con quello che dici,
ma darei la vita affinché tu possa
esprimere liberamente la tua idea.”

Oggi desidererei cominciare a riflettere proprio a partire da queste parole, attribuite erroneamente a Voltaire ma pronunciate da un anonimo, molto probabilmente del XVII secolo.
Esse rappresentano perfettamente il manifesto del Liberalismo e della tutela delle libertà individuali, ma credo sarebbe opportuno approfondire ulteriormente la questione.

Nell’attuale società, l’arte, la poesia, la filosofia, oserei dire la cultura in generale risulta essere una prerogativa degli ambienti di sinistra, i quali esercitano indisturbati la propria totale influenza sugli aspetti che riguardano la preparazione e la formazione teoretica, specialmente dei più giovani. I “professori rossi” sono solo un aspetto marginale di questa ben più alta problematica.
Ciò che sta avvenendo non è una semplice selezione degli argomenti da inserire all’interno del programma scolastico; no, nient’affatto! Oramai si tratta addirittura di un tentativo di eliminare ogni traccia di qualsiasi autore che non si coniughi con il “pensiero comune”. Tutto ciò, è molto Orwelliano.  Sembra di ritrovarsi davvero all’interno del “Ministero della Verità” di 1984.

Posso portare alcuni esempi concreti per avvalorare la mia tesi: Platone viene talvolta ricordato come il primo teorizzatore dell’abolizione della proprietà privata, una sorta di prefigurazione del Marxismo! In verità, la concezione politica di Platone è piuttosto articolata e difficile da inquadrare in una risoluzione così semplicistica. Quando un’affermazione viene estrapolata da un contesto storico e sociale ben preciso, è facile cadere in fraintendimenti. Piuttosto, sorge spontaneo domandarsi se tali fraintendimenti siano voluti apposta per confondere ed avvicinare alla linea di pensiero che ci viene proposta….

Un altro esempio ancora che mi ha colpito profondamente, lasciando un segno impresso nella mia memoria, riguarda proprio il discepolo di Platone: Aristotele.
Qualche tempo fa mi capitò di leggere alcuni documenti relativi ad un saggio breve sul tema del lavoro, e del rapporto tra produttività e condizioni dei lavoratori. Una traccia che avrebbe dovuto fungere da “guida” per l’elaborato, proponeva un’intervista immaginaria proprio tra il filosofo greco e dei giovani studenti. Gli alunni facevano alcune domande allo Stagirita, poi fornivano le eventuali risposte che egli avrebbe potuto dare. La conclusione di tutto ciò è un Aristotele pentito di aver affermato, nel IV secolo a.C., che esistessero degli schiavi per natura.
Coloro i quali hanno elaborato questo saggio, hanno tentato di modificare la visione politica aristotelica, dimostrando che anche le grandi menti possono sbagliarsi, e che se il filosofo greco fosse vissuto ai giorni nostri, non avrebbe certamente mantenuto invariate le sue posizioni.

Questo è solo un banale esempio, in verità potrei portarne numerosi altri simili al suddetto. Mi chiedo come sia possibile anche soltanto immaginarsi di avere il diritto di modificare le parole di un grande autore del passato. In nome di quali battaglie, di quali valori, di quale progresso? Io, a tutto ciò, preferisco opporre una strenua lotta in nome della Verità.

-Camilla