‘Questa è la morte della famiglia’: la crisi della fertilità in Giappone sta creando problemi economici e sociali mai visti prima

È mezzanotte a Tokyo e Takehiro Onuki è appena uscito dall’ufficio, 16 ore dopo l’inizio del suo turno.

Onuki, un venditore di 31 anni, sta andando in stazione per prendere il treno delle 00:24, l’ultimo della notte, per tornare a casa, a Yokohama. Il treno si riempirà rapidamente di altri lavoratori.

Verso l’1.30, dopo aver fatto un pit-stop in un minimarket per prendere un sandwich, Onuki arriva a casa. Quando apre la porta della camera da letto, accidentalmente sveglia la moglie, Yoshiko, che si è appena addormentata dopo aver lavorato per 11 ore. Lei lo rimprovera per aver fatto troppo rumore e lui si scusa.

Poi, con il cibo che sta ancora digerendo e la sua sveglia impostata alle 7, si infila tra le coperte, pronto a ricominciare daccapo l’indomani.

Negli ultimi due decenni storie come quelle di Onuki sono diventate comuni in Giappone. Le giovani coppie stanno lottando per far funzionare le relazioni all’interno della tradizione culturale giapponese che prevede che gli uomini siano i capifamiglia e le donne casalinghe. È una battaglia persa. Molte coppie che si sono sposate recentemente sono costrette a vedere sparire il loro tempo libero insieme, rinunciando a tutto, dall’uscita serale occasionale alla creazione di una famiglia.

Gli impegni quotidiani hanno creato una tendenza preoccupante. Il Giappone è entrato in un circolo vizioso di bassa fertilità e bassi consumi che ha portato a perdite di miliardi di dollari in termini di Pil e alla diminuzione della popolazione di un milione di persone, il tutto solo negli ultimi cinque anni. Se il trend negativo dovesse continuare, gli esperti prevedono una grave recessione economica e una rottura della struttura sociale del Paese.

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Mary Brinton, una sociologa di Harvard, ha detto a Business Insider che la situazione può solo peggiorare finché il Primo Ministro Shinzo Abe e il suo gabinetto non si metteranno al passo coi tempi. Riguardo alla crisi in corso, ha aggiunto “Questa è la morte della famiglia“.

Una bomba demografica a orologeria

Gli economisti hanno trovato una definizione per i Paesi come il Giappone: “bombe demografiche a orologeria“. Le spese in calo riducono l’economia, il che scoraggia le famiglie dall’avere dei figli, il che a sua volta riduce i consumi. Nel frattempo le persone vivono più a lungo che mai.

“L’invecchiamento della popolazione comporterà costi sempre più elevati per il governo, carenza di fondi pensionistici e di sicurezza sociale, mancanza di persone che si prendano cura degli anziani, una crescita economica lenta e una domanda non soddisfatta di giovani lavoratori”, afferma Brinton.

Le bombe demografiche a orologeria sono difficili da disinnescare perché si formano negli anni, a volte in decenni. Nel caso del Giappone, la storia inizia nell’immediato dopoguerra.

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Durante i primi anni Cinquanta il Primo Ministro Shigeru Yoshida fece della ricostruzione dell’economia nipponica la sua massima priorità. Chiese alle maggiori aziende del Paese di offrire ai propri dipendenti la sicurezza di un lavoro per tutta la vita, chiedendo solo che i lavoratori li ripagassero con lealtà. Il patto ha funzionato. L’economia del Giappone è ora la terza più grande al mondo, e questo si deve in gran parte agli sforzi di Yoshida di 65 anni fa.

Ma c’era un punto critico nella crescita economica. Negli anni Cinquanta i tassi di fertilità si aggiravano intorno a 2,75 bambini per donna, secondo i dati delle Nazioni Unite. Nel 1960 quando le imprese chiedevano sempre più dipendenti, il tasso di fertilità era già sceso a 2,08. Il Giappone sprofondò sotto la soglia critica conosciuta come “fertilità di ricambio“, ovvero il minimo indispensabile per assicurarsi il ricambio della popolazione interna.

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“A quei tempi il tasso di iscrizione universitaria femminile superava il 40%”, ha dichiarato a Business Insider l’economista dell’Università di Tokyo, Hiroshi Yoshida. Ma man mano che sempre più donne entravano nel mondo del lavoro, la fertilità cominciò a precipitare. Oggi, a distanza di 50 anni, il tasso di fertilità del Giappone si attesta a 1,41, la popolazione sta diminuendo e gli orari di lavoro massacranti rimangono la norma.

Il nuovo mondo del lavoro

Nel centro di Tokyo, Natsuko Fujimaki, 36 anni, gestisce un asilo nido in cui si insegna inglese ai bambini giapponesi. Nei fine settimana un gruppo di circa 15 madri lavoratrici si riuniscono all’interno dell’edificio colorato. Si scambiano storie delle loro frettolose routine quotidiane, condividendo consigli per la gestione della maternità e della carriera. Fujimaki dice che è un progetto davvero appassionante.

Fujimaki, sorella maggiore di Yoshiko Onuki e madre di un bambino, è stata cresciuta da una mamma lavoratrice. Suo padre se ne andò quando era giovane. È un’esperienza che è rimasta nel cuore di Fujimaki per tutta la vita. Anche se molte donne sono felici di essere casalinghe, Fujimaki afferma che l’esperienza di sua madre l’ha convinta a non scendere mai a compromessi con i suoi sogni.

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Cerca di infondere una mentalità simile nelle donne che frequentano il suo seminario. Dopo una lunga giornata di lavoro e le serate trascorse a cucinare e a fare il bucato, a molte rimane poco tempo libero. Restano sole: “Nessuno aiuta queste madri lavoratrici che vogliono avere una carriera”, dice Fujimaki a Business Insider. “Voglio aiutarle.”

L’attività di Fujimaki è solo una delle conseguenze dei primi tentativi di Yoshida di ricostruire l’economia giapponese, che hanno in parte funzionato. Una delle ragioni di questa timida crescita è che uomini e donne hanno accettato l’idea che ogni sesso avesse un ruolo specifico da svolgere. La forza lavoro emergente non la vede in questo modo, dice Frances Rosenbluth, scienziata politica all’Università di Yale.

Dopo la lenta costruzione del femminismo in Giappone dagli anni Settanta, gli operai di oggi lottano per l’uguaglianza tra i sessi, qualcosa per cui la struttura aziendale in stile piramidale giapponese non è adatta. Questo perché la conoscenza dei propri diritti è vista come un grosso problema in Giappone, dice Rosenbluth. I dipendenti veterani non possono aspettarsi di lasciare il loro attuale lavoro e di iniziarne uno nuovo allo stesso livello retributivo, in quanto i manager sono dell’opinione che le competenze non vadano trasferite. Di conseguenza sia i lavoratori di sesso maschile che quelli di sesso femminile rimangono dove sono, anche se le condizioni sono miserabili.

In più di un’occasione, Yoshiko ha mandato un messaggio a Natsuko lamentandosi di quanto sia stanca dopo aver trascorso 11 ore a lavoro all’ufficio marketing della Nissan.

“È esausta ogni giorno”, dice Natsuko. “Mi scrive sempre. ” Yoshiko ammette che il lavoro la sta esaurendo e raramente si sente realizzata. “Non vedo alcuna gioia nel mio lavoro in questo momento”, dice a Business Insider. Suo marito le fa eco, affermando che la routine del suo lavoro in un’azienda di forniture di acciaio è diventata “noiosa”. Entrambi affermano di voler cercare nuovi posti di lavoro, sebbene nessuno dei due riesca a programmare quando potrebbe verificarsi tale cambiamento.

Yoshiko dice che sta valutando un cambiamento di vita nel giro di un paio d’anni, quando sarà pronta per avere figli. Ma anche qui Rosenbluth dice che le donne affrontano spesso un dilemma: uscire dalla forza lavoro per crescere i bambini può rendere molto più difficile trovare lavoro successivamente.

“Questo dilemma è un problema grande in Giappone”, dice Rosenbluth a Business Insider.

Queste forze opposte sono qualcosa di paradossale: la forza dinamica dei comportamenti sociali che cambiano si incontra con l’immobilismo della cultura tradizionale. “Come bisogna comportarsi riguardo al fatto che gli incentivi delle imprese non sono in linea con il desiderio della società di risolvere questo problema?” Dice Rosenbluth. “È una situazione difficile.”

Prima il Giappone, poi il resto del mondo

Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente lanciato un avvertimento agli altri Paesi asiatici per rendere nota la parabola discendente del Giappone. Mentre l’anno scorso un rapporto UBS ha mostrato che cambiare l’atteggiamento nei confronti del lavoro e dei ruoli di genere potrebbe portare un certo numero di Paesi industrializzati, compresi gli Stati Uniti, a risolvere le difficoltà economiche.

Ma come concordano Rosenbluth e Brinton, rispetto agli altri Paesi il caso del Giappone è estremo, in particolare per quanto riguarda l’invecchiamento. I pannolini per adulti hanno superato i pannolini per bambini negli ultimi sei anni e molte carceri si stanno trasformando di fatto in case di cura, dato che gli anziani rappresentano il 20% di tutti coloro che hanno commesso reati. Visto che non c’è nessuno che badi a loro, molti commettono nuovi reati solo per tornare in carcere. Rubare un sandwich può portare a due anni di prigione, che significano vitto e alloggio gratuiti.

Yoshida (Università di Tokyo) afferma che il dato più critico è che i tassi di mortalità sono scesi ben al di sotto dei tassi di natalità. Le persone semplicemente non muoiono. Gli anziani ora costituiscono il 27% della popolazione del Giappone. Negli Stati Uniti, il tasso si attesta “solo” intorno al 15%. Gli esperti prevedono che questo dato in Giappone potrebbe salire al 40% entro il 2050. In questo modo aumentano i costi per la sicurezza sociale, che si prevede siano le sempre più striminzite giovani generazioni a pagare.

Ma come dice la giornalista Renge Jibu, questo significa spostare le priorità dalla sfera personale a quella professionale. E molti giovani giapponesi semplicemente non hanno interesse a impegnarsi ancora di più in un lavoro che odiano.

“Dobbiamo pensare a ciò che ci rende felici”, dice Jibu, “non pensare al benessere dell’azienda”.

Ma Natsuko Fujimaki sostiene che i costi sostenuti dai più giovani li hanno portati a rivalutare le loro priorità tra lavoro, famiglia e vita sociale. Sostiene che la rovina del Giappone risieda nel concetto giapponese di “majime“. Le persone “majime” sono un incrocio tra un perfezionista e un “santarellino”. Non trasgrediscono mai le regole e sono ligie al dovere.

“Tutti sono majime nel loro lavoro”, dice Fujimaki. Ma dopo essere stati majime nel lavoro e nello svolgere le faccende di casa, molte persone hanno tempo solo per un’altra cosa: addormentarsi alle 2 di notte con la pancia piena di cibo.

Soluzioni su piccola scala

Le aziende hanno adottato una serie di misure per rendere più equilibrato l’alternanza lavoro/vita privata.

L’agenzia pubblicitaria giapponese Dentsu ha recentemente iniziato a costringere le persone a prendere almeno cinque giorni di riposo ogni sei mesi. Questa politica è stata applicata dopo il suicidio di un dipendente di 24 anni nel 2015 e una serie di suicidi legati al lavoro in Giappone. Il fenomeno è noto come “karoshio morte per troppo lavoro. L’azienda spegne le luci ogni sera alle 10 come incentivo per le persone a tornare a casa.

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Gli impiegati del centro infermieristico Saint-Works, a Tokyo, indossano grembiuli viola che segnalano con puntualità l’ora in cui dovrebbero lasciare l’ufficio. Secondo il South China Morning Post, al personale di Saint-Works dal 2012 vengono pagate la metà delle ore di straordinario rispetto a prima, ma i profitti continuano a crescere ogni anno.

Inoltre gli esperti concordano sul fatto che la tendenza all’uguaglianza di genere debba venire dal governo, non dall’industria privata. Meno del 10% dei dirigenti in Giappone è di sesso femminile, una disparità che molti sostengono derivi da un pregiudizio sistemico contro l’assunzione di donne. “Le imprese considerano le assunzioni di donne come un cattivo investimento, in quanto la gravidanza e il congedo di maternità sono considerati una perdita di risorse aziendali”, afferma Rosenbluth. Né lei né Brinton vedono il governo prendere una posizione forte in questo dibattito.

Nei cinque anni dalla sua elezione, il primo ministro Abe ha affrontato il tasso di fertilità del Giappone come un semplice grattacapo, dicono. Il suo governo ha promosso eventi di speed-dating per convincere la gente a fare amicizia e ha tenuto lezioni di paternità per aiutare i single a vedere come ci si sente in un ruolo genitoriale.

“È un grande passo in avanti del governo”, dice Rosenbluth. “Ma queste cose non funzioneranno.” La scienziata sostiene che il governo abbia il dovere di attuare politiche che favoriscano la parità di genere e allo stesso tempo attirino gli interessi delle multinazionali. Immagina delle aziende che ottengono una riduzione delle tasse per l’assunzione di manager donne rispetto ai candidati maschi. Ma neanche per Brinton questo sta funzionando.

“Non importa la nostra opinione, quello che senti dalla bocca del Primo Ministro Abe non riguarda mai la parità di genere”, dice. “Riguarda la produttività del Paese e il fatto che il Giappone è una delle società che invecchiano più rapidamente nel mondo e che sta per esaurire la forza lavoro lavoro a meno che le donne non decidano di avere più bambini”.

Umanoidi al posto degli umani

Per compensare l’invecchiamento della popolazione e l’avversione del governo all’assunzione di immigrati, il settore tecnologico giapponese ha intensificato i suoi sforzi nella robotica e nell’intelligenza artificiale. In questo modo ha trasformato un problema biologico in uno ingegneristico.

Nel 2014 il gigante delle telecomunicazioni SoftBank Robotics Corp. ha rilasciato il prototipo del suo robot Pepper, un umanoide bianco e amichevole con occhi da cucciolo e un computer-tablet montato sul torace. L’azienda immagina che Pepper possa accogliere gli ospiti a una cena, salutare i partner commerciali o confortare i pazienti ricoverati negli ospedali. Pepper è dotato di un software di riconoscimento delle emozioni che analizza i toni della voce e le espressioni facciali. Fa tutto parte degli sforzi del Giappone di replicare le cose che gli esseri umani potrebbero fare (se solo ce ne fossero abbastanza).

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In un weekend di giugno del 2015, SoftBank ha messo sul mercato 1.000 robot Pepper per uso privato, ad un prezzo base di 1,600 dollari per unità. L’offerta è andata esaurita in un minuto.

Ma purtroppo anche le soluzioni alla mancanza di lavoro umano hanno ricevuto una risposta su piccola scala.

Nel 2015 l’aeroporto Haneda di Tokyo ha collaborato con la Cyberdyne per equipaggiare i dipendenti dell’aeroporto con supporti tecnologici sottili e aderenti che danno ai lavoratori anziani la forza di un giovane robusto. Il dispositivo raccoglie gli impulsi elettrici all’interno del corpo per aiutare i muscoli a contrarsi (ad esempio per sollevare borse pesanti). Gli esoscheletri possono essere sincronizzati con robot da pavimento in grado di trasportare fino a 400 chili di bagaglio, eliminando potenzialmente gli sforzi umani.

Non tutte le speranze sono perse

Nonostante tutte le difficoltà e le tristi statistiche, molte persone sono ancora ottimiste sul fatto che una vita felice e ben bilanciata sia ancora possibile.

Uno studio del 2016 condotto da una società di ricerca giapponese ha rilevato che anche se quasi il 70% degli uomini giapponesi non sposati e il 60% delle donne giapponesi non sposate non hanno una relazione, la maggior parte di loro intende sposarsi.

Renge Jibu, la giornalista, ha detto di essere stata così ispirata dalle mamme lavoratrici americane quando ha studiato all’Università del Michigan che si è sentita in grado di crescere due figli da sola. Fujimaki ha raccontato una storia simile di sua madre. E anche se Takehiro e Yoshiko Onuki non hanno ancora figli, entrambi sono d’accordo che probabilmente ne avranno almeno uno entro cinque anni. Sperano solo che il loro lavoro sia più piacevole e con orari più flessibili.

Ma nel frattempo continueranno a mandarsi messaggi durante le giornate lavorative e a recuperare il tempo insieme da venerdì a domenica.

“Siamo molto distanti nei giorni feriali”, dice Yoshiko. “Ma possiamo parlare molto durante i fine settimana: è fondamentale per restare…” Si è interrotta, cercando la parola. “Restare…” “Sposati?” ha detto suo marito.

“Sì!” ha detto, e tutti e due sono scoppiati a ridere.

Fonte: https://it.businessinsider.com/questa-e-la-morte-della-famiglia-la-crisi-della-fertilita-in-giappone-sta-creando-problemi-economici-e-sociali-mai-visti-prima/