Il Revisionismo storico anti Italiano tra mito e pseudostoria

Il cosiddetto “revisionismo del Risorgimento” è privo di ogni valore storiografico, in una misura tale da sconfinare talora nella fanta-storia. Giusto per fornirne un brevissimo esempio si può ricordare quanto scrive sulle Foibe uno dei suoi maggiori rappresentanti.

Uno dei principali “revisionisti del Risorgimento”, accanto a Carlo Alianello, Nicola Zitara, Gennaro De Crescenzo, Pino Aprile, Gigi Di Fiore, è Antonio Ciano. Questi è stato fra i fondatori del “Partito del sud”, è divenuto presidente onorario del medesimo, è stato assessore a Gaeta ed è l’autore di alcuni libri sul Risorgimento e la storia d’Italia. Di Fiore nel suo “La nazione napoletana” presenta nei seguenti termini la figura di Ciano: «Ex comunista, marittimo in pensione». Successivamente è divenuto un tabaccaio, a quanto pare.

Fra i suoi libri si ritrova anche “Le stragi e gli eccidi dei Savoia” (sic!), pubblicato a Formia nel 2006. Il testo per lo più si sofferma sulla lotta al brigantaggio da parte del nuovo stato unitario, definendo ripetutamente i briganti quali “partigiani”, citando l’immancabile Gramsci, inserendo un paragrafo dal titolo emblematico di «Brigantaggio e comunismo» (p. 128).

Il volume parla però anche di altri temi, come le guerre coloniali italiane in Libia ed Etiopia, per le quali cita Angelo Del Boca (uno dei più noti «odiatori dell`Italia» caro alla sinistra ed ai neoborbonici) ed articoli de “L’Unità”. In un paragrafo l’autore si rivolge direttamente agli «Amici libici, fratelli del Mediterraneo» dicendogli che «Noi […] vi chiediamo scusa» (p. 164)

Ciano poi scrive sulla seconda guerra mondiale e su ciò che avrebbe fatto l’esercito italiano in Unione Sovietica ed in Jugoslavia, per cui chiama in causa anche lo storico sloveno Tone Ferenc, della Società degli scrittori della storia della lotta di liberazione di Lubiana (p. 172).

L’ex marittimo divenuto poi tabaccaio ovviamente accusa l’Italia di aver creato campi di concentramento per slavi e di aver compiuto rappresaglie.

La conclusione di Ciano merita di essere riportata, essendo indicativa della sua mentalità e delle sue “ricerche storiche” prive di qualunque fonte storica o accademica, in un insieme confuso di frasi retoriche e citazioni personali:
«noi diciamo che quello non è mai stato un esercito italiano, era piemontese come piemontesi di mentalità erano i suoi ufficiali assatanati e assetati di sangue e di denaro; si comportarono proprio come i soldati savoiardi nel 1860 e dintorni nel Regno delle Due Sicilie, cioè da barbari quali erano. A guerra persa i fascisti padani (per favore, finiamola di dire che il fascismo è italiano, è nato in Padania fomentato dagli industriali e latifondisti di quelle lande) si sono lamentati che molti di loro furono infoibati» (pp. 173-174).»

 

L’ultimo prodotto di Antonio Ciano, intitolato “Cavorra” si dimostra degno erede dei precedenti libelli scritti da costui. Spicca l’asserzione che «Mussolini, altro servo dei Savoia ha causato 50 milioni di morti in Europa». Cinquanta milioni di morti supera il totale dei decessi avvenuti in tutta Europa durante il secondo conflitto mondiale, ma secondo Ciano sarebbero stati causati dal fascismo italiano.

Sarebbe superfluo soffermarsi su quanto scrive l’«ex comunista, marittimo in pensione», essendo completamente privo di attendibilità (consistendo di una miscela di frasi retoriche, opinioni personali, affermazioni apodittiche ecc.), se non fosse indicativo del modo di ragionare largamente diffuso fra coloro che si riconoscono nel “revisionismo del Risorgimento”.