Sovranità nazionale – Da Cassibile a Bruxelles

Sempre più spesso, sia nei mesi passati che in questi mesi futuri di campagna elettorale, si sente parlare di sovranità nazionale o di una sua cessione.

Ma quanta ne abbiamo ora effettivamente e quanta ne abbiamo avuta in passato?

Chi ora si dichiara a favore di una sovranità nazionale è spesso bollato, e non sempre a torto, come fascista.
Questo per delegittimare la sua posizione rivangando una presunta cessione fascista della sovranità a una potenza straniera.
Questo è quanto sostenuto dalla sinistra cosmopolita, che tutto conosce meno che l’onestà intellettuale.

Breve ripasso di Storia: l’8 settembre 1943 il Generale Badoglio, col consenso del Re, firma l’armistizio con gli angloamericani (Alleati), ripara a Brindisi e da lì prende il governo del Regno del Sud, stato fantoccio i cui soldati, fedeli al re e all’antifascismo di fede liberista, combattono contro i repubblichini della RSI, man mano che gli Alleati risalgono la penisola.

Una volta avvenuto lo sbarco americano ad Anzio, i tedeschi occuparono l’Italia in forze.
Ora, i nostri parolai di professione ricordano quegli eventi come “tradimento tedesco”, “invasione”, “svendita della nazione da parte di Mussolini”, questo, come detto prima, per delegittimare una posizione sovranista da parte di un fascista, o presunto tale.

I fatti oggettivi, ovviamente, verrebbe da dire, dicono l’opposto.
“Meine ehre heisst treue”, recitava il motto delle SS, “Il mio onore è la fedeltà”: fedeltà al partito, alla parola data, ai propri camerati.
Anche agli alleati, quindi. E lo stesso principio valeva per l’esercito regolare, la Wehrmacht.
Se a questo aggiungiamo il fatto che le Alpi italiane costituivano un grosso ostacolo per i mezzi di allora, tale da impedire agli Alleati di attaccare la Germania da sud, rendendo quindi l’Italia un obiettivo di scarsa importanza tattica e strategica, possiamo ben comprendere come non si trattò di un’invasione, bensì di un’azione che si potrebbe ben definire come soccorso.

Quando gli Alleati arrivarono alle porte di Roma, il generale tedesco Kesselring che ne gestiva l’occupazione la dichiarò “città aperta”, ossia una città che non avrebbe opposto resistenza, in modo da impedire, oltre alla perdita di vite civili, anche la distruzione delle numerosissime opere d’arte che Roma custodisce (stesso principio fu applicato a Firenze); ciononostante Roma venne bombardata dagli americani, uccidendo 5000 persone.

Ora invece, nell’Italia liberata, chi vende la sovranità italiana all’Unione Europea, sulla scia di chi la consegnò a un invasore, si riempie la bocca di antifascismo militante, stroncando l’economia con leggi strangolatrici, dalle quote-latte alle quote-migranti, mentre chi la difende viene associato a gente definita criminale ma che invece lottò fino alla fine per una giustizia reale e meritocratica a fianco di altri che, pur non avendo niente da guadagnare e moltissimo da perdere, corsero in aiuto per puro senso dell’onore.

 

Amedeo Capuana