STALLO IUS SOLI: C’È POCO DA FESTEGGIARE

Di Gabriele Adinolfi
Facciamo un passo indietro di circa sei anni. Tra lo scetticismo generale suonai la campana d’allarme avvertendo che si puntava a instaurare in Italia la cittadinanza turistica utilizzando Balotelli. Qualche giornalista, lette le mie posizioni, scrisse che i fascisti volevano ripartire dal diritto di sangue. Invitai pure a non sostenere l’Italia agli europei del 2012 e ai mondiali del 2014 perché quel sentimento enfatizzato riguardo i “nuovi italiani” in versione bomber ci si sarebbe rivolto contro. Poi Balotelli, per fortuna, rovinò tutto.
Ma lo Ius Soli è stato ripresentato e se qualche giorno fa non è passato lo si deve all’assenza dei numeri legali nell’aula del Senato.
Ora si brinda. Leggo toni trionfalistici ed euforici da parte di tutte le componenti della destra per la vittoria conseguita contro questa minaccia di cui per diversi anni nemmeno si erano accorte.
La domanda è: tutti quelli che avocano a sé questa vittoria, possono davvero gioire?
La risposta è no: tutt’al più possono tirare un sospiro di sollievo ma anche in questo caso rischiano semplicemente di abbassare la guardia per nulla.
Perché non è ancora passato?
Intanto cerchiamo di capire per quale ragione lo Ius Soli non è passato.
Possibile che i numeri legali siano mancati per il semplice fatto che molti senatori hanno preferito non accorciare le vacanze. Ma è improbabile che i partiti di maggioranza non lo sapessero da prima e pertanto, se avessero davvero voluto far passare la legge, avrebbero anticipato il dibattito.
Allora le ragioni plausibili di questo scacco volontario sono due: la consapevolezza dell’assenza della maggioranza al Senato, ragion per cui possono aver preferito buttarla in caciara anziché farsi battere numericamente, oppure un semplice calcolo elettorale a tre mesi scarsi dalle urne.
In quanto al calcolo elettorale, l’ipotesi non mi convince. Difatti gli italiani che fino a tre anni fa erano in maggioranza per lo Ius Soli, hanno sì cambiato orientamento, ma non tanto da spaventare le sinistre. Perché il sondaggio più credibile dà il 53% contrario e il 47% favorevole. Poiché con la nuova legge elettorale si punta non alla maggioranza assoluta ma al compattare una forte minoranza, difficile credere che la sinistra possa essere spaventata da questi sondaggi, che sono in realtà ancora abbastanza confortanti per il successo della sua linea radical chic.
Non dimentichiamoci che Berlusconi spiega che basta il 40% di voti, ben distribuiti, per ottenere la maggioranza nel prossimo parlamento. La sinistra, che anche nella sua campagna elettorale, che sarà molto ideologizzata, rivendicherà l’impegno per lo Ius Soli, non può certo essere stata scossa dai sondaggi.
Se lo vogliono l’avranno senza difficoltà
C’è un’altra ipotesi. Visto che tutto congiura perché il prossimo governo sia di unità nazionale, la riforma del “codice di cittadinanza” si vuole che sia “ad ampie convergenze”. Probabilmente verranno apportati correttivi per infiorare il regalo che ci faranno, ma è altrettanto probabile che la riforma che verrà, proprio perché presentata in modo più blando, sarà più radicale e devastante.
Leggo anche, in quell’area che un tempo era la mia e che oggi lo è solo umanamente ma quasi per nulla come categorie di analisi, di pensiero e di gerarchie valoriali, che avrebbe vinto il popolo italiano e che questo impedirebbe ai cattivi di toglierci lo Ius Sanguinis. Quanta fiducia ignorante e stupida nella democrazia! Eppure tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi quanto vale l’opinione pubblica: un largo diversivo di marketing. Ignorando il quale, le decisioni prese vengono messe in atto, qualsiasi sia l’orientamento generale e a dispetto dello stesso.
Se la forbice è 53 a 47, tenuto conto che una buona metà di quel 47%  si dice animata da volontà assoluta, mentre dall’altra parte si tratta soprattutto di un orientamento, già oggi non vi è partita. Non serve neppure cambiare l’orientamento per imporre la svolta giuridica voluta.
Se le cifre fossero altre ma ci fosse comunque la volontà d’introdurre lo Ius Soli, non è che faticherebbero molto: aizzerebbero qualche pazzo a bruciare alloggi di immigrati, sperando in qualche vittima provvidenziale; troverebbero qualche africano che salva una fanciulla e farebbero affondare un paio di barconi in poche ore. Così funziona la democrazia. Che ci si ostini a ignorarlo è disarmante.
Qualche centinaio di migliaia di nuovi cittadini
Ovviamente il non passaggio dello Ius Soli è un buon motivo per tirare un sospiro di sollievo anche se non lo è per i trionfalismi. Ma la reazione in tutto il suo arco (dai liberali in tinta wasp ai leghisti, passando per post-missini e ai radicali) riproduce i meccanismi reazionari che hanno sempre condotto a disfatte storiche di portata enorme. Festeggiare un mancato pericolo, un’offensiva arenata, come se si trattasse di una vittoria è sempre l’anticamera di uno scenario successivo nel quale chi agisce adatta e migliora la strategia mentre chi reagisce, esaurita la prima spinta emotiva, appagato dalla vittoria festeggiata, e ormai distratto, si lascia aggirare e poi travolgere senza rendersene conto se non quando è troppo tardi.
Voglio ricordare poi che il procrastinato avvento dello Ius Soli non vuol dire affatto avere ottenuto un successo sul piano della nazionalità, laddove lo Ius Sanguinis è già bello che stravolto, visto che con l’ordinamento attuale nel 2016 abbiamo naturalizzato ben 202.000 nuovi italiani; le cifre del 2017 non sono ancora note, ma visto l’andamento in crescita anno dopo anno, dovrebbero essere ben di più.
Il fronte del No ha scordato quale dovrebbe essere il suo Sì
C’è un problema irrisolvibile nell’intero fronte reazionario, ed è quello dell’assenza di un senso-chiave nella battaglia che si combatte in nome di un No. Perché non dovrebbe esserci lo Ius Soli se si mettono in discussione gli elementi di ereditarietà? Posto che c’è uno sport nazionale a destra nel condannare le leggi razziali e che questo si aggiunge alla visione anti-europea del “sovranismo”, non si sa cosa c’entrino più il sangue e la civiltà. Sono state aggirate in una volta sola l’ancora del dna e la soluzione dell’Impero. Allora la nazionalità diventa tutto una questione di lingua, di economia, di preferenze nazionali. Questo ragionamento così angusto, inserito nelle dinamiche storiche di denatalità e di sommovimenti demografici, perde di senso. Essere italiani non si sa più bene cosa significhi, se non gli abitanti di una casa minacciata. Venuti meno il razzialismo (ma non il razzismo sociobiologico che, anzi, si acuisce nel suo becero animo borghese) e la Comunità di Destino, con tutti i suoi legami totemici, la lotta all’immigrazione diventa un semplice fattore di proprietà e di reddito. Quello che propone non ha altro spessore della lotta tra municipalità o tra rioni. Può anche infiammare (lo scontro tra Catanzaro e Reggio Calabria in passato fu epocale) ma non ha agio. Anche perché se non lo si coniuga con una politica economica in direttrice eurafricana non c’è verso di modificare i flussi. Ed è triste che a questo stiano arrivando varie figure delle elites sociopolitiche mainstream mentre i nostri ululano alla luna e contano di chiudere le frontiere per decisione popolare….
Quanto male fa la democrazia a chi è sprovveduto ma si crede di avere inventato lui qualcosa!
Ve li siete dimenticati
Per giunta, ritengo opportuno registrare un lungo, imbarazzante silenzio che non ho ancora capito se dovuto a gelosia o a mancanza dei giusti criteri analitici. Se qualcuno ha dato un serio contributo a cambiare gli orientamenti generali, sono stati i ragazzi dell’equipaggio di Defend Europe che lo scorso luglio hanno pubblicamente inchiodato le Ong con le mani nella marmellata insieme ai trafficanti di uomini. Se proprio dobbiamo festeggiare, festeggiamo loro.
E stringiamoci al tempo stesso attorno ai militanti di CasaPound condannati a pene assurde per aver difeso dallo sfratto le famiglie italiane a San Nicola. Le proporzioni della repressione in quel caso ci rivelano precisamente quali sono i rapporti di forza quando si esce dalla commedia e si entra nel reale. Ecco: estrapolerei questi due esempi e ne farei elemento di riflessione sulla mancata riflessione generale.
Stella Polare
In conclusione, se è lecito tirare un sospiro di sollievo per il rinvio dell’applicazione dello Ius Soli, è lecito anticipare una futura devastante sconfitta anche su questo piano. Salvo se interverranno molto rapidamente quei correttivi che potranno coinvolgere anche larghe fette delle elites occidentali su temi che non possono essere relegati alla guerra tra poveri, o alle minacce islamiche, temi in fondo isterici, ma che devono trovare un fondamento reale e sostenibile. Bisogna capire, allora, che per ragioni ideali e materiali, come per questioni di fondo, la risposta non potrà mai essere “sovranista”  se non in complemento di una superiore e anteriore unità europea. Così come m’insegnarono quasi mezzo secolo fa, e si tratta dell’insegnamento più saldo, profondo, determinato che abbia mai ricevuto. Quell’insegnamento che è anche Stella Polare, mi ha fatto capire ben prima che alcuni dei nuovi profeti d’area nascessero, che non esiste risposta possibile che non sia europea. Europea e nazionale, europea e regionale, europea ed etnica, ma sempre europea, sia per essenza (dna e Impero), sia per massa critica. Nel “sovranismo” ridottosi a una rivendicazione socioeconomica, materialista, frazionista e con impianto politico reazionario, non ci sono risposte vincenti. Va bene soltanto per raggruppare una fetta del marketing dell’opinione pubblica, destinata a vivere felicemente e orgogliosamente in condominio nella politica fiction, privandosi però di strategie d’azione che possano modificare il reale. Va bene per vivere questo reale in una versione particolare. Va bene posto che questa versione piaccia, a me neppure quello. Io ritengo che ci sia da cambiare l’espressione politica della destra radicale dalle fondamenta, o meglio, che le si debbano restituire le fondamenta che sembra oramai ignorare.