Sul finire dell’anno

di Gabriele Gruppo

da Thule Italia

Iniziamo una lunga riflessione sul “come” reagire al degrado materiale ed immateriale di questa nostra epoca, guardandoci brevemente dietro le spalle.

Questo sarà, infatti, più un pensiero che un articolo vero e proprio.

Non è certo nostra intenzione fare un bilancio dell’anno ai suoi sgoccioli, né tanto meno scodellare “buoni propositi” per ciò che si sta aprendo.

Tuttavia, possiamo ben affermare che gran parte di ciò che stiamo elaborando, frutto di ritmi e tempistiche certo non in competizione con gli attuali tempi e i modi da fast food, ha quale punto di partenza quel che abbiamo visto e vissuto proprio nel 2018.

Per prima cosa, non vediamo all’orizzonte nulla che possa farci credere che esistano in Italia le condizioni di un mutamento di rotta, o qualche cosa che vagamente gli somigli. Ciò che pensiamo dell’attuale condizione politica, in cui versa la nostra nazione, lo abbiamo già ampiamente esposto in altri articoli. Oltretutto le posizioni di critica radicale al populismo borghese sono state da noi formulate in quelli che possono esser definiti “tempi non sospetti”.

In pratica; restiamo quelli che siamo sempre stati, e crediamo con fermezza che non esiteranno mai spazi forniti dal sistema tanto ampi da poter manovrare una rivoluzione.

Altra illusione che vorremmo sfatare; l’Italia non è una nazione centrale in Europa. In tanti (troppi) non se ne rendono conto, e pensano, anche con sincerità, che il risultato elettorale del Marzo scorso abbia messo “paura” al sistema, impernate tanto in Italia quanto in Europa.

Falso. L’Italia è periferia nei processi decisionali del Vecchio Continente. I tre saltimbanchi di Palazzo Chigi fanno meno paura dei “giubbini gialli” in Francia, che stanno quasi per strangolare la Presidenza del gerontofilo e cripto-sodomita Macron. La prova che l’illusorio risultato elettorale in Italia sia molto lontano dall’essere “rivoluzionario”, si trova nell’atteggiamento doppiogiochista che la triade governativa tiene nei confronti di quel popolo (ritenuto non a torto “bue”) che ha blandito con promesse e giochi pirotecnici.

Non temano però i cantori ed aedi del così detto “Governo carioca”, che popolano tanto i bar quanto i social network; fino a Giugno ci sarà la campagna elettorale per le europee, quindi il teatrino reggerà ancora qualche mese. Vedremo se, anche questa volta, i gruppi della galassia (nana) dell’identitarismo italiano sapranno farsi coinvolgere quale spauracchio mediatico, capace di intimorire il buon borghese nazionale, arrabbiato sì, ma che comunque “tiene famiglia”, che andrà così a sostenere chi gli prospetta risultati con poca fatica e zero rischi.

Chi parla con troppa leggerezza di rivoluzione, dovrebbe comprendere bene il contesto storico in cui viviamo, e di come il sistema abbia una connotazione fluida, capace di modificarsi in base alle esigenze.

Credere che “conquistare” seggi parlamentari, e poltrone di vario titolo, possa essere un buon viatico per abbattere il sistema, o si sbaglia di grosso, o dovrebbe cambiare spacciatore.

Eppure, nell’anno appena trascorso, abbiamo visto come proprio di “abbagli” e di politica fatta di improvvisazione e superficialità vive questa nostra periferica nazione, ivi comprese le sue compagini più “estreme”.

Ed abbiamo compreso cosa manchi realmente.

Mancano le idee connesse con la realtà, manca la forza di creare qualche cosa di radicalmente alternativo, ma soprattutto manca la forza di volontà nel dire “BASTA!”, senza dubbi o tiepidezze. Poco importa quante gambe umane ci siano a portare in giro le idee nuove, o quante braccia ci siano per mettere in piedi un progetto.

Serve la forza di volontà di cominciare un cammino, su di una strada non battuta da altri.

Con questo pensiero chiudiamo l’anno vecchio, e con questa certezza cominceremo quello nuovo.

Noi andremo avanti.

Amiamo da sempre le strade non battute da altri.


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