Tradizione e Neospiritualismo sono incompatibili…

Di Federico Fregni

La Tradizione Romana è antitetica e incompatibile con l’evocazione di “Adonai dio d’Israele”, e con ogni via spuria, paramassonica, occultistica, New Age, neospiritualsita che ometta, dileggi, censuri il legame profondo tra l’individuo romano-italico e gli Enti e i Fati di Roma e d’Italia, considerati da costoro equivalenti a tutto tondo ad evocazioni di dubbia natura o alla nominazione di Enti attinenti alla tradizione ebraica.

La Tradizione Romana non è (solo) una religione. E’ una Tradizione, un Dharma, e come tutte le tradizioni etniche, dharmiche, contiene al suo interno tutte le dimensioni del Sacro, dalle dinamiche con cui l’uomo si rapporta al Mondo (dunque ai Genii e agli spiriti che lo animano) fino a quelle che predispongono l’animo alla Virtù, all’Ascesi e alla pratica Teurgica, che è sempre mossa da Amor per gli Dei a cui l’Uomo REALIZZATO è simile in tutto e per tutto.

A differenza delle “religioni comunemente intese”, vale a dire quelle che il Romano definiva “ingenue superstizioni”, o “nefaste religioni”, quelle che nel pensiero indiano sono chiamati “culti asurici” e nella sfera greca arcaica e platonica sono inerenti all’azione dei cacodemoni sulla mente e sulle azioni dei goeti, degli atei e degli uomini decaduti, la Tradizione Romana non contempla alcuna separazione tra la sfera della “salvezza individuale” e la Salus Publica. La prima è al servizio della seconda, che è un Nume ella stessa. Ogni azione del Romano è volta alla manifestazione del Fas, che si traduce in Ius (Legge) e dunque in Mores (modi pii e ordinati di vivere). Tra tutte le civiltà dharmiche e tradizionali, Roma, come la civilltà etrusco-tirrenica prima ancora, è sempre stata conosciuta come la più ‘magica’ e la più religiosa, non deviata da superstizioni umide e “””devozionali”””, poco incline al culto delle immagini e meno distratta dall’apparato mitico-favolistico ben meno centrale rispetto ad altre civiltà. A Roma ogni azione, individuale e politica, è auspicata dall’Augurio e resa Sacra dal Rito. Roma è dunque la civiltà magica per eccellenza, tendente all’Azione Pura, e concepisce il divino in termini di Forze (Daimones, Genii) e INTELLIGENZE (Numi e Gerarchie Divine). Il rituale è ordinato, retto, irreprensibile contro l’errore, privo di elementi innovativi inutili e non augurati, l’elemento estatico è sempre disciplinato dalla drittura morale, dal controllo dell’emozionalità animalesca. La Tradizione Romana garantisce a tutti i suoi cittadini, e oggi a chi accoglie la sua eredità per fattori ineffabili legati alla linea sottile che unisce Sangue, Suolo e Spirito, un rapporto col divino. Ogni aspetto della vita viene sacralizzato.

Roma protesse e tutelò tutte le forme exoteriche ed esoteriche del Sacro conformi alla sua Legge nel suo Impero millenario. Non ebbe al suo centro i Misteri dell’Egeo, ma li difese e gli permise di rinnovarsi. Difese l’Egitto e la sua Tradizione dalla degenerazione e dal sorgere di culti asurici da parte dei goethi e delle tribù imbarbarite del Sinai e della Giudea. Rivitalizzò il mondo celtico diviso da lotte intestine e minacciato dall’ombra di Cartagine. Per fare ciò, Roma ha avuto al suo centro un patto siglato tra la Catena Aurea dei suoi Re (e Reges Sacrorum), Pontefici, Flamini, Collegi Sacerdotali, con i Genii della Terra Italia e con ben precise Gerarchie Celesti, evocate e invocate tramite il Latino, lingua sacra, e con altre lingue sacrali della scienza tradizionale e pontificale d’Italia.

Autori che si occupano di romanologia e tradizione romana dal punto di vista dell’archeologia, della linguistica, della storia delle istituzioni e della religione, tra cui è importante citare il pioniere Dumezil e l’eccellente Scheid, hanno sempre rilevato -concordando con il tradizionalista Evola, che trasse questa conoscenza dalla frequentazione di Arturo Reghini, oltre che dai suoi studi- che la Tradizione Romana non è tanto un fatto del “credere”, ma piuttosto del “FARE” (cit. John Scheid “Quando fare è credere. I Riti sacrificali dei Romani. Dumezil, La religione Romana Arcaica).

Di fronte a questo, è piuttosto chiaro che l’operazione di Luca Valentini, che vorrebbe suggerire che esista una romanità “religiosa”, fatta di culto superstizioso offerto a divinità caricaturali, umanoidi ed in fondo inesistenti, contrapposta ad una romanità “sapienziale”, fatta di un atteggiamento ateo-magistico e veicolata al giorno d’oggi dall’evocazione di San Giorgio, Adonay dio d’Israele, Zurvan, Lucifero, non è soltanto un pericoloso attacco alla Tradizione e al Mos Maiorum. E’ un RIDICOLO e SBAGLIATO, anche se pericoloso, attacco al “dharma degli Italiani”.

La Tradizione Romano-Italica ha una sua dignità autonoma, fatta di dimensione religiosa E di consistenza “esoterica” e “sottile”, e non ammette “giudici” (autonominati, o impiegati statali della repubblica it-aliena) che possano pretendere di banalizzarne o infangarne gli insegnamenti dall’ESTERNO.

Ci chiediamo dunque come possa, alla luce di tutto ciò, Ereticamente, che annovera Valentini come principale redattore, pubblicare a cuor leggero articoli che parlano di Patria, Sangue, Suolo, tradizione indo-europea, opposizione al globalismo. Come, se già non fosse sufficiente l’arcinoto atteggiamento dogmatico, censore, litigioso, calunniatore, del personaggio in questione e di alcuni suoi sicofanti, sia possibile che persone che si dedicano ad un mondo di riferimenti ideali, sacrali o metapolitici opposti possano accettare di vedere i loro nomi e i loro scritti associati a posizioni del genere. Non ce ne curiamo eccessivamente e dedichiamo questo pensiero soltanto alla spassionata speranza che chi ha orecchie per intendere intenda e, in caso contrario, ci chiediamo COME MAI, appunto, di fronte a tanta onesta autodichiarazione dei propri principi e aderenze, l'”inconciliabile” rimanga… conciliante.

In conclusione, rileviamo preoccupati l’aumentare vertiginoso, da parte del Valentini e di Ereticamente, di riferimenti e di interventi inerenti alla galassia nera dell’OTO e di Thelema, vale a dire i frutti marci partoriti dal goeta e noto dissociato Aleister Crowley (in ambito italiano anch’essi arcinoti per tentativi di infiltrazione nel cosiddetto “paganesimo”, per il momento sventati). Non sappiamo esattamente cosa abbia comportato per l’altrimenti ottimo -per intenti e scritti-Arturo Reghini, essere annoverato trai “membri onorari dell’OTO” (ammesso e concesso non trovarsi, per l’ennesima volta, di fronte a palesi bugie del Valentini). In realtà non ci interessa, non essendo Reghini, per chi scrive e per la Tradizione Italica, un riferimento di natura iniziatica o fondativa ma piuttosto un onorevole patriota e propugnatore dell’idea della rinascita visibile della Romanità. Ci preoccupa, piuttosto che Valentini, e a questo punto Ereticamente, considerino POSITIVAMENTE questa vera o presunta affiliazione.

D’altronde, che nel sottobosco “nero” dell’occultismo italiano Aleister Crowley venga affiancato sempre più spesso a personaggi di ben altra caratura morale, è arcinoto. Arcinoti gli effetti. Arcinote le “abitudini” di chi solitamente fa tali associazioni. Inutile ribadire come esse siano antitetiche alla Tradizione (non solo Romana…) e di come esse vedranno noi sempre tra i più strenui avversari.

E’ tempo che il baccanale finisca.