di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

Donald Trump prova a coniugare un verbo che eccita i populisti di destra.
Ha annunciato il più grande investimento della storia in un piano infrastrutturale che dovrebbe rilanciare le imprese americane e il lavoro made in Usa.
La proposta deve superare l’ostacolo di ben undici commissioni, e tutt’è meno che certa di andare in porto, ma facciamo egualmente qualche considerazione in proposito.

America first, anzi no
Posto che il progetto è logicamente liberista e, pur nel segno dell’America first, non può assolutamente impedire che le quote private delle infrastrutture da costruire o ammodernare siano già in partenza, o divengano a breve, saudite, giapponesi o cinesi, i fondi per ora non ci sono. Trump medita di recuperarli smettendo di finanziare la macchina bellica americana, ovvero quella che determina la centralità del Dollaro e non viceversa.

Per noi sarebbe fantastico, forse si riuscirebbe davvero a fare l’Europa!
Un po’ meno fantastico è il recupero che deriverebbe dai tagli alle cure mediche perché, per nostri nemici che gli americani siano oggettivamente, e lo sono anche nei proclami, non ci mettiamo davvero ad augurare che schiattino mal curati.

Atene piange o ride?
La proposta di Trump è certamente ambiziosa, perché prevede una sinergia di finanziamenti da parte di Stati e Contee in una sorta di miracolo congiunto. Da qui ad ottenere il placet, e poi l’attuazione, ne passa non poco e non è affatto sicuro che il progetto veda la luce.
In quanto ai suoi effetti a medio e lungo termine sono tutti da vedere.
Ci auguriamo che, se mai il progetto veda la luce, si riveli catastrofico perché, non essendo noi “cittadini del mondo” speriamo che Atene pianga affinché Sparta rida.

A quelli che si esaltano di già per questo successo del decisionismo trumpiano e meditano di realizzarlo anche da noi, vogliamo rammentare qualche piccolo dettaglio.

Gli States
Gli Stati Uniti sono una nazione federale di più stati con una dimensione continentale e una proiezione mondiale di primo livello, dotati di forze armate e soprattutto di un potenziale in grado di fare la legge in un mondo peraltro governato dai satelliti di cui hanno le chiavi e che sono appunto l’occhio e l’orecchio degli Usa. Quindi niente di comparabile neanche potenzialmente con qualsiasi nazione europea, solo con l’Europa nel suo insieme e dotata della locomotiva tedesca e dell’estensione d’influenza francese. A un livello inferiore del continentale non si può minimamente competere in modo sistematico e vincente.

Sullo stampare valuta
Se ci si viene invece a dire che queste imprese sono possibili perché gli Usa battono moneta, ricordiamo che sempre privata è la proprietà del Dollaro e che quindi il parallelo con l’Euro non sarebbe peregrino, soprattutto tenendo conto di quanto e come gli americani gli stiano facendo la guerra, ben sapendo cosa fanno. Loro…
L’Italia poi ha emesso valuta fino al 2002, e fino al 1981 la sua proprietà era nazionale, non privata.
Ciononostante non fummo sovrani in nulla dal 1945 in poi.
Valuta la stampano in diversi Stati ma con effetti molto diversi tra loro.
La Repubblica di Weimar ne stampava ogni minuto tanto che si andava a comprare il pane con le carriole perché la svalutazione era fuori controllo.
Anche il Terzo Reich stampava valuta, ma in un altro sistema e con ben altri parametri e in breve i proletari tedeschi divennero più ricchi dei borghesi delle altre nazioni.

Questo per dire, prima che inizi la cagnara dei “sovranisti” consociativi e dei trumpisti col lazo, che comunque stiano le cose, se non si fonda il tutto su di un sistema che non è quello in vigore, sempre classisti e materialisti si resta, e se non si ragiona a livello di potenza fisica e geografica, oltre che di cultura e civiltà, non si va da nessuna parte.
Morale?
Più Italia in Europa, più Europa nel mondo! Ma Italia ed Europa assai diverse.
E in quanto a Trump, vedremo se s’impiccherà nel suo stesso lazo.