Contro il Turkestan Europeo – Storie di eroismo europeo Quarta parte

Le truppe serbe non erano di certo le “meglio equipaggiate” e addestrate della lega, però si distinsero comunque con coraggio ed arditismo eccellente.
I serbi, durante la guerra, misero a disposizione 230.000 uomini, meno dei super-addestrati bulgari, ma comunque riuscirono a farsi valere con quel poco che avevano, come gli italiani contro l’austria qualche anno dopo.

Il Regno di Serbia, nato circa 30 anni prima, aveva già avuto già diversi conflitti coi bulgari coi quali persero un conflitto a seguito dell’unificazione tra Bulgaria e la regione ottomana della Rumelia. Conflitto che, nonostante la decisiva vittoria bulgara, vide l’Austria-Ungheria imporre lo status-quo pre-guerra.
Questi conflitti si videro superati all’avvento della prima guerra dei balcani, nella quale scesero in campo insieme al Montenegro, seguiti anche dalla Grecia.

La prima azione serba fu l’occupazione del fuime Toplica sotto iniziativa indipendente della terza armata serba. Le schermaglie del fiume Toplica cacciarono via dal confine le truppe ottomane dopo che contrattaccarono senza successo.

L’azione della 3^ si concluse quando, il 21 ottobre, entrarono vittoriosamente a Pristina, oggi capitale del Cossovo.

La difesero fino all’arrivo, il giorno dopo, della prima armata serba, che iniziò ad approcciarsi a Kumanovo, dove avvenne una grande battaglia.

23-24/10/1912 – Battaglia di Kumanovo, Macedonia nordorientale

Nella notte del il 22 ottobre il 6^ corpo d’armata ottomano attraversò il Pčinja e prese posizione sulla collina di Zebrnjak. A destra il 5^ corpo d’armata si posizionò sulla riva sinistra del Pčinja, fungendo da riserva a protezione delle vie di comunicazione da Stracin. Infine, il 7^ corpo d’armata si pose nel fianco sinistro dello schieramento.
I serbi non si sarebbero mai aspettati uno schieramento di quel calibro, perciò ne mandarono uno relativamente piccolo, pur comprendendo il doppio degli uomini rispetto agli ottomani.
Oltre alle unità minori impegnate nel Sangiaccato (oggi a metà tra Serbia e Montenegro), il principe serbo alessandro, guidava la prima armata composta da cinque divisioni di fanteria e una di cavalleria.

I serbi volevano aggirare gli ottomani e decimarli prima che questi completassero la mobilitazione e radunassero le forze tra l’altopiano di Ovce Pole e la valle del Vardar .
Gli ottomani, invece, volevano lasciare l’area per concentrare le forze sulla Bulgaria, cosa che non fecero sperando in una rapida controffensiva che costringesse gli stati della lega alla pace.

23 ottobre
La ricognizione, causa della nebbia, non fu catturata e gli esploratori scambiarono la 17^ divisione per artiglieri in fuga dai bulgari dopo l’occupazione di Stracin. Inviarono, perciò, parte della divisione di cavalleria e il 18^ reggimento della “Danubio” a catturare questi presunti fuggitivi. Si videro respinti.

Il Pascià non perse l’occasione di attaccare a sorpresa la fanteria serba priva di cavalleria. Egli credeva inoltre che il fianco snistro fosse più debole di quanto non lo fosse in realtà.
I turchi attaccarono, così, non i Bulgari a Stracin ma i serbi a Kumanovo. Alle, 11:00, infatti, la 5^ e la 6^ divisione ottomana attaccarono, supportate dall’artiglieria, i soldati inviati a catturare la 17^ divisione.

L’errore del comandante ottomano, Pascià, fu quello di aspettare l’arrivo della divisione Stip nelle retrovie per proseguire l’attacco, questo permise al 7^ reggimento di giungere a supporto di quello che restava del 18^ e consolidare le difese.
A costoro si aggiunse anche l’8^ reggimento arrivato poco dopo, fatto che permise al 7^ di essere trasferito a Strevica, attaccata dalla divisione ottomana “Stip”
Nello stesso tempo, a destra, il 9^ reggimento, sempre della divisione Danubio, respingeva la debole divisione “Monastir”.
Intanto, alle 12:00, la 1^ divisione “Morava” respingeva gli ottomani dopo le perdite di terreno iniziali, ciò dovuto allo stato di allerta dell’esercito serbo dovuto agli scontri precendenti.

Tutto ciò rimase nel silenzio più totale per tutto il giorno. Le 3 divisioni nelle retrovie continuarono a stare ferme e la prima armata avanzava come ordinato dal proprio comando.

24:00 ottobre
L’attacco riprese alle 05:30.
La divisione Stip iniziava ad aggirare i fianchi serbi mentre il 6^ corpo d’armata teneva impiegate quante più divisioni poteva.
Le stremate linee della 1^ divisione furono affiancate dalla 2^ mentre la cavalleria attraversava il Pcinja e respingeva gli ottomani verso Srtevica. Le linee ottomane erano intanto state indebolite anche da insurrezioni a Skopje da parte delle riserve.
Gli ottomani furono, successivamente, respinti su tutto il fianco sinistro nonostante avessero ripreso le iniziative.

Alle 09:00 i serbi attaccarono il centro, sfondando 3 ore dopo grazie alla riposata 2^ divisione “Morava”, i tentativi di respingerli da parte del 6^ corpo d’armata ottomana furono inutili, nonostante tutte le riserve furono impegnate. Alle 13:00, infatti, la 1^ divisione “Drina” entrò a Zebrnjak, fulcro dello schieramento ottomano.
Gli ottomani erano in fuga verso Skopje, Stip e Koprulu., i serbi non riuscirono, però, a catturarli, ciò costò qualche ritardo nelle operazioni.
Alle 15:00 la prima divisione “Morava” entrava a Kumanovo.

L’esercito ottomano ne uscì pesantemente sconfitto. L’attacco a sorpresa ebbe un piccolo successo iniziale, ma combattere contro un nemico numericamente superiore fu impossibile. I serbi, però, non riuscirono a catturare le divisioni in fuga, facendo continuare le operazioni ottomane nella valle del Vardar. Obbligarono, però, gli ottomani a sospendere i piani controffensivi.
Skopje passò in mani serbe il 26 ottobre. Successivamente, la terza armata serba,proseguì nell’Albania settentrionale in direzione dell’Adriatico. La seconda armata fu invece indirizzata in aiuto dei bulgari ad Adrianopoli, mentre la prima armata si preparò ad affrontare la battaglia di Prilep, ove si erano ritirati molte truppe ottomane.

3-4-5 Novembre – battaglia di Prilep, Macedonia meridoniale.

Dopo che le prime avanguardie erano giunte alla vista di Prilep, i bombardamenti dei cannoni le misero in crisi. Le divisioni ottomane, infatti, pur avendo abbandonato tutto a Skopje, restavano in possesso di 27 cannoni, numero picolissimo che però costò molto ai serbi.
Le prime offensive furono un fiasco, i 18.000 turchi tennero benissimo le difese della città. I combattimenti finirono la sera del 3.

Il mattino successivo gli scontri ripresero, le file serbe erano giunte al completo e vantavano 40.000 uomini. L’aggiramento serbo sulla sinistra mise gli ottomani in ritirata in città, ove c’era un’ulteriore linea di difesa.

Il 5 novembre i Serbi caddero nuovamente sotto il fuoco dell’artiglieria che sparava dalle colline accanto, ciò non mise nel panico le truppe serbe che con grande coraggio scalarono i colli, sotto il fuoco turco, conquistando le postazioni di difesa, usufruendo il più delle volte unicamente della baionetta e delle bombe a mano. Dopo violentissimi e agressivi scontri corpo a corpo “A la Baionette” gli ottomani dovettero ritirarsi ulteriormente.
Ciò permise di prendere il villaggio di Allici, dove si erano ritirati gli ottomani.

Tra le due battaglie il principe Alessandro cadde in malattia, ma riuscì comunque a guidare le sue truppe grazie al telefono.
Le due battaglie costarono agli ottomani quasi 8.000 tra morti, feriti, disperi e prigionieri, ai serbi, invece, 7.000. Le diserzioni degli ottomani, inoltre, furono a migliaia.
Il morale, l’eroismo, l’entusiasmo serbo hanno sconfitto lo strapotere ottomano, aprendo la strada per Bitole, che sarà presa senza scontri particolarmente rilevanti.

Giacomo Morini