Contro il Turkestan europeo – storie di eroismo europeo. Seconda parte.

Nel 2 settembre del 1912 le truppe bulgare sconfiggono gli ottomani nell’attuale Lüleburgaz, non lontano da Bisanzio.

All’interno della Lega Balcanica, le truppe bulgare erano qualitativamente e numericamente superiori agli alleati serbi, greci e montenegrini.
Godevano, infatti, di un ottimo addestramento, figlio delle migliori dottrine militari, con un arsenale che vantava un gran numero di mitragliatrici pesanti, all’epoca armi straordinarie.
Si distinguevano ovunque sul fronte, specie a Lule Burgas, ove si tenne la battaglia più sanguinosa della guerra.

Dopo la rapida vittoria sul fronte tracio, i bulgari inflissero una dura sconfitta ai turchi a Saranta Ekklisies (oggi Kirklareli).
Gli ottomani dovettero così ritirarsi su una linea più arretrata, rappresentata dalla linea Bunar Hisar – Lule Burgas. A 40 chilometri da bisanzio.
Qui 108 mila bulgari scesero in campo contro più di 130 mila turchi. Fu un vero e proprio mattatoio.

Ciò che rallentò leggermente i bulgari fu la mancata organizzazione dell’inseguimento che comportò il rafforzamento delle linee turche.

Queste erano inizialmente inferiori numericamente e disorganizzate, visto il panico creatosi dopo Saranta Ekklisies.
Ciò dovuto soprattutto alle condizioni metereologiche e infrastrutturali.
La lentezza delle armate bulgare permise ai difensori di organizzarsi, arroccarsi e far giungere rinforzi dall’Anatolia.
Ciò contrappose la prima e la terza armata bulgara a un ben organizzato esercito di difesa composto dalla prima e la seconda divisione ottomana, trincerate rispettivamente in città e sulla destra.
Le perdite ottomane furono sostituite dalla temutissima armata orientale (o “tracia”) e migliaia di riposati reparti di riserva.

La terza armata, guidata dal generale Dimitriev, raggiunse la linea il 28 ottobre, prima del suo compare Ficev, a capo della prima. lo scontro non si fece attendere.
Il piano prevedeva un attacco frontale della terza bulgara con manovra di aggiramento a sinistra della prima.
La terza armata doveva affrontare un combattimento urbano di difficoltà non irrilevante, la prima, invece, aggirare la città abbattendo però la cavalleria.

Lo stesso giorno, tre divisioni bulgare attaccarono sul lato destro prendendo il villaggio di Kolibi Qaraağac. il morale ottomano sembrava rafforzato e le loro prestazioni migliorate.

Si diede inizio al vero scontro il giorno dopo, senza attendere l’arrivo della Prima Armata di Kutinčev.
Il generale della terza armata, Dimitriev, attaccò frontalmente tutta la linea ottomana da Lüleburgaz a Bunarhisar.
Lo schema era semplice:
A destra la 6ª Divisione fanteria “Bdin”,
Al centro la 4ª Divisione fanteria “Preslav”
A sinistra la 5ª Divisione fanteria “Dunav”
Lo sconto fu fin da subito intenso, sotto una pioggia costante, sia di acqua che di fuoco.
Le opposte artiglierie, infatti, come la pioggia, non si placarono un secondo.

Quando la prima armata ottomana contrattaccò, il 29 ottobre, per i bulgari iniziò la vera battaglia.
Le truppe occupanti della città furono cacciate.
Ai turchi mancò, però, il supporto logistico, compromesso da pioggia, pantano e artiglieria.
Riuscirono, perciò, entro il 30, a respingere i turchi e guadagnare 5 chilometri di terreno.
Tutto ciò tu possibile anche poiché la prima armata bulgara era finalmente giunta in loco ingaggiando il settore sinistro e prendendo il contrattacco ottomano in pieno sulla sinistra.
Successivamente, arrocatisi, continuarono a respingere le infinite controffensive in tutti i settori, arrivando spesso alla baionetta.

Il 31 ottobre il fianco sinistro ottomano iniziò a cedere nella valle del fiume Ergene.
I reparti della prima, intanto, sfondarono il centro dello schieramento minacciando di spezzarlo in due.
La Terza Armata dava, inoltre, il via a una serie di manovre di aggiramento sulla destra ottomana.

La minaccia di un aggiramento fece crollare il morale dei turchi. Iniziarono a cedere in ogni reparto.
La notte del 2 novembre le linee turche collassarono, esse si ritirarono fino a Çatalca, 30 chilometri da Bisanzio.
A fine battaglia le casualità furono a decine di migliaia. 29.000 bulgari e 33.000 turchi morti o feriti.

La ritirata ottomana era confusa, i problemi logistici erano dovuti alla situazione della rete stradale sconnessa, distrutta, impantanata e intasata di civili.
I bulgari, non furono in grado di approfittare della situazione, e non organizzarono alcun tentativo di inseguire il nemico.

Le conseguenze andarono tutte a favore della lega balcanica.
In una decina di giorni le forze bulgare si erano assicurate, con solo due battaglie, tutta la Tracia orientale, ad eccezione della fortezza di Adrianopoli, messa sotto assedio.
Viste le condizioni venne subito organizzata un’avanzata verso Istanbul, ma le piogge costanti e le strade devastate rallentarono l’avanzata.
Questo rallentamento consentì agli ottomani di arroccarsi a Çatalca, ove i bulgari furono costretti a fermarsi.

Giacomo