Un Agosto italiano

da No Reporter

Mentre l’Italia continua la sua inarrestabile corsa verso il baratro, agosto, come da tradizione ci ha consegnato la solita sciagura frutto dell’incuria, della negligenza e della sciatteria che sembra pervadere il nostro Paese da cima a fondo.

Al netto delle banalità ferragostane su meglio il pubblico o il privato, posto che per trent’anni in moltissimi giuravano sulle provvidenziali virtù del privato per poi oggi ritornare oggi a lodare il pubblico, non c’è la consapevolezza di una cosa molto semplice e banale: in Italia lo Stato non esiste più da un pezzo.

Se si intende per Stato l’organizzazione della cosa pubblica in funzione del benessere e della cura dei propri cittadini e della crescita morale ed economica della Nazione, ebbene questo in Italia non esiste.

Esistono, invece, consorterie, lobbies, pseudocorporazioni che si ergono a casta, gruppi di potere, ognuno abbarbicato al Potere non come parte dello Stato ma come cosa a sé, come clan che perseguono ognuno l’interesse proprio e dei suoi clientes. I cd “servitori dello Stato” in realtà servono solo il loro potere.

E questa concezione disgregatrice di ogni principio di autorità statuale è ormai entrata nel sangue e nelle viscere della stragrande maggioranza degli italiani, altra cosa che nessuno dice, tanto da diventare una sorta di codice genetico improntato al menefreghismo più irritante.

Poi ci si meraviglia che crollino i ponti, che succedano tragedie come quella del Pollino e che un Ministro dell’Interno sia ostaggio della Magistratura e non riesca neppure ad esercitare le proprie funzioni.

L’orrore è che non sembrano esserci rimedi, posto che l’architettura giuridica e costituzionale messa in piedi dai ciellenisti negli anni è una camicia di forza che imprigiona chiunque pensi di poter governare questo disgraziato Paese.

Qui tutti parlano, tutti esprimono le loro opinioni su tutto, affinché non si faccia nulla e nulla cambi. Il Gattopardo docet e l’anarchia impera. Un’anarchia voluta ed incoraggiata.

Non è una lotta tra alto e basso, come piace dire a Fusaro ed ai molti demagoghi che affollano anche i partiti attualmente al Governo, ma è una lotta contro noi stessi che dobbiamo affrontare: contro una plebe, ricca o povera non importa, capace solo di lamentarsi e fottere gli altri pur di arrivare al proprio tornaconto.

L’italiano oggi fa schifo e raccoglie decenni di accomodamenti compromissori con la corruzione dilagante, di nepotismo elevato a sistema di collocamento di figli e parenti vari, l’intrallazzo elevato a furberia di cui vantarsi con gli amici al bar, il barcamenarsi tra tutti i partiti, basta che si rimedi la pagnotta. La solita mentalità clanica che ci portiamo dietro da sempre.

A questi antichi vizi oggi si aggiunge anche il voler inseguire le mode del politicamente corretto e del buonismo, il che ci rende insopportabilmente ridicoli nel nostro atavico provincialismo.

Lo Stato per essere tale ha bisogno di un Popolo che si senta Nazione altrimenti non può esistere, o meglio può esistere solo come centrale di smistamento amministrativo degli intrallazzi a vario titolo, mediante una distribuzione burocratica delle migliaia di inadempienze quotidiane che infestano ogni ambito della vita italiana.

In Italia il problema non è se affidare un certo settore di attività al pubblico (che non ha mai funzionato) o al privato (in molti casi egualmente parassitario), ma avere un ceto dirigente serio, leale con se stesso prima che con i cittadini, capace e scevro da logiche partitiche e clientelari. Allora i ponti non crolleranno,non ci saranno tragedie dettate dalla noncuranza degli abusivi, non ci saranno più tragedie naturali amplificate dalla noncuranza delle mille consorterie burocratiche di un Potere marcio e corrotto fino al midollo. Ma occorre fare presto, anzi forse è già troppo tardi.