Un anno sull’altipiano

di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

La crisi di governo apre una lotteria

La caduta del governo gialloverde apre a una nuova lotteria.
Malauguratamente la maggior parte delle persone crede che le elezioni siano uno strumento decisivo e che un governo possa fare qualcosa di più che non amministrare barcamenandosi.

Viceversa il Potere è distribuito tra poteri forti, poteri autonomi e “Stato profondo”.
La questione non è quindi quale maggioranza emergerà dalle urne – quando si voterà, probabilmente dopo l’aumento di Iva e Imu – ma come saranno i nuovi schieramenti e i rapporti di forza. E soprattutto se alle armate sovversive, vecchie e nuove, che occupano gli spazi, risponderà qualche effettivo populista che non si limiti ad essere psicologicamente reazionario ma abbia una visione strategica e una propria Cosmogonia.

Il bilancio del governo gialloverde è presto fatto. All’attivo segna indiscutibilmente il braccio di ferro con le Ong sull’immigrazione (più che il suo contenimento che viene da lontano) e la controffensiva disinvolta del politicamente scorretto. Il resto, tutto il resto, è controverso e compromissorio, com’è nell’ordine delle cose in una democrazia dell’era satellitare in un Paese che non abbia dimensioni perlomeno subcontinentali. 
In Europa vanno registrate due sconfitte di genere diverso: la contrapposizione a Bruxelles tra 5S e Lega e l’isolamento strategico di Salvini.

Un nuovo governo gialloverde adesso è molto improbabile mentre un governone, magari a guida Conte, o un futuro bicolore 5S-Pd diventano possibili.
Resta l’ipotesi del governo “sovranista” con Lega, Fratelli d’Italia e magari Toti.
I numeri oggi ci sono, al momento di votare non possiamo dirlo.
Ma questo comporterebbe (o comporterà) quello che il compromesso gialloverde aveva in parte scongiurato, ovvero la fusione tra tutte le anime sovversive con potenziamento esponenziale degli strumenti di strangolamento della politica, specie mediante i commandos in Magistratura.

Morale della favola: non c’è da essere fiduciosi o felici. Ma questo lo avevamo già scritto il 26 maggio all’apertura delle urne delle europee.
C’è invece la possibilità, specie nelle amministrazioni locali, di passare ad un’offensiva strategica legandola ad una Cosmogonia di cui, un tempo, le avanguardie d’estrema destra erano detentrici e potenziali trasmettitrici. Oggi la devono ritrovare anch’esse che, in certi casi hanno addirittura da imparare dai populisti. E di questo non possiamo che essere amareggiati. Ma insisteremo nella rivoluzione culturale e ideale – e quindi strategica – che da qualche mese in qua sta producendo i suoi frutti.