Una Patria, una Tradizione

da No Reporter

Due parole dimenticate, da ricordare in periodo solstiziale

Parole ormai desuete, ritrovate sfogliando un libro. Capaci, però, di ridestare eco di visioni emozioni sentimenti scelte a cui, ostinati, s’è rimasti fedeli. In cammino verso il linguaggio. Prendendo il via dal limitare del bosco, chissà se si arriverà alla radura, lo spazio deputato alla luce (Lichtung), o trovare il percorso verso la vetta, là dove si contempla l’estremo confine cielo e terra, qui ora e sempre. In ciascun sentiero, tra svelamento e occultamento, il tempo dell’andare e la sua attesa. Errare ed errore si rendono, nel passo incerto, sinonimi…                                                                                                             

Allocuzione per la cerimonia del solstizio d’estate (24 giugno ‘33). Così si esprime il rettore dell’università di Friburgo, il filosofo Martin Heidegger: ‘I giorni declinano – il nostro animo cresce – … Fuoco! Parlaci: non dovete diventare ciechi nella lotta, do-vete invece mantenervi lucidi per l’azione. Fiamma! Che il tuo ardore ci faccia sapere chiaramente: la rivoluzione tedesca non dorme, sparge la sua nuova fiamma tutt’ in-torno e illumina il cammino sul quale, per noi, non c’è più ritorno’.                                   
Tra pochi giorni quello d’inverno.                                                                                                            
Per anni sul Semprevisa, nei pressi del fontanile e una casupola in pietra, dismessa. Un grande fuoco a forma di cerchio – la ruota del divenire, l’asse che non vacilla – e noi, raccolti assorti fieri. Sopra di noi il cielo stellato intorno a noi il mondo delle te-nebre, il silenzio rotto solo dal canto. Poi, all’alba, il primo chiarore, il balzo ardito verso la cresta, ritti sulla cima del monte, a braccio teso, salutare l’irrompere della luce, il suo trionfo.  
Juppiter Sol Invictis… La nostra Europa.                                                                                                                  
Hannah Arendt, intellettuale ebrea, sua giovane discepola ed amante, ne Le origini del totalitarismo riporta questa affermazione del filosofo: ‘Tutto ciò che è essenziale e grande è scaturito unicamente dal fatto che l’uomo aveva una patria ed era radicato in una tradizione’.                                     
Patria e tradizione. Di entrambe le radici siamo orfani. Dal ’45, quando il sogno fu infranto. Carnefici e vittime al contempo, nell’età del nichilismo, eppure… forse illusi, ci definiamo libertari nei diritti (amaro grido d’antica rivolta ‘né Dio né Stato né servi né padroni’); fascisti nei valori (‘anticonformisti per eccellenza, antiborghesi sempre, irriverenti per vocazione’, come lo furono negli anni ’30 i giovani descritti da Robert Brasillach). E ci atteniamo alla possibilità dell’incontro e della testimonianza di tutti coloro che hanno saputo, consapevoli o meno, indicarci la via dello stile nell’esistenza. Cercare esempi; divenire noi stessi esempio…