Verso la Nuova Europa

di Gabriele Adinolfi

da No Reporter

Il nostro compito è di assumere il nostro compito

Finite le lunghe vacanze che delle celebrazioni assolutamente inutili (25 aprile e festa dal lavoro) hanno concesso, si entra nel vivo della campagna elettorale per le europee.
Il tema dominante è l’avanzata sovranista. In molti vogliono contenerla, altri invece si attendono che permetterà di cambiare le cose in Europa.
Ci sono anche le frange marginali, suggestionate da un regresso storico che soltanto una visione sommaria del reale e un infantilismo inguaribile consentono di immaginare.

L’avanzata sovranista ci sarà
Che consenta di cambiare qualcosa è tutto da stabilire perché i singoli partiti nazionali esprimono ciascuno istanze diverse e quasi nessuno possiede una classe dirigente. Se ci aggiungiamo che i sovranisti non avranno la maggioranza all’Europarlamento e, infine, che quest’ultimo – come tutti i parlamenti di oggi – non ha poteri sensibili, il successo del ’19 rischia di essere un fuoco d’artificio che precede il buio.
Intendiamoci, l’avanzata sovranista e populista è di per sé cosa buona e giusta perché esprime il malcontento dei cosiddetti perdenti della globalizzazione, perché manda in soffitta il linguaggio e i dogmi dei progressisti, perché esprime il potenziale per una trasformazione profonda.
Quello che manca però ai sovranisti in ascesa sono una classe dirigente, una strategia operativa e uno spessore all’altezza dei tempi.
Fino ad oggi il sovran/populismo ha viaggiato capitalizzando due elementi-chiave: la crisi della classe dirigente e la scelta salviniana di far leva sul buon senso.
Tutto questo è notevole ma non basta al momento per operare scelte di lungo respiro.

Le questioni politiche sono altre rispetto ai temi più gettonati
Riguardano l’affannoso passaggio del guado della cessione delle sovranità che, non tanto i trattati, quanto l’era satellitare e continentale, ha determinato. Cessione delle sovranità che non può essere bloccata con leggi che non sono in grado di aggirare la possibilità di effettuare transizioni economiche a tempo zero, o di risolvere le questioni create dall’ascesa cinese.
La sovranità non va difesa ma rigenerata, cosa ben diversa dal rimpiangerla e rivendicarla, che è del tutto inutile e incapacitante.
Ancora: la ristrutturazione del panorama mondiale, con l’ascesa cinese, l’aggressione dell’America First e la ripresa strategica europea che passa per Aquisgrana, per la strategia eurafricana, per la re-industrializzazione promossa da Germania 2030, impone immediate scelte di fondo.

Le risposte alle domande del presente si danno sempre procedendo nel futuro, non nel passato
Dal passato si prendono modelli e archetipi, ma ci si deve modernizzare: tradizione e modernità ci hanno insegnato i grandi rivoluzionari delle cause nazionali.
Le classi dirigenti delle democrazie europee oggi sono spiazzate, meno dalla sostanza delle cose che dalla psicologia delle folle.
Non riescono a operare il dovuto raccordo tra le prospettive strategiche – che comunque perseguono – con la base di massa, che è insoddisfatta. È un momento straordinario che ci offre un’occasione forse irripetibile, ma va capitalizzato ben al di là dei compiacimenti.
Chi di quest’insoddisfazione si fa paladino deve essere in grado di farne leva affinché una partecipazione popolare possa inserirsi nelle prospettive strategiche e fungere da battistrada, altrimenti, a breve, il ruolo dei partiti sovranisti si rivelerà quello di chi fa decantare il malcontento mentre le oligarchie portano a termine le loro strategie e, una volta ancora, i popoli ne saranno estromessi.

Nuova Europa
A questo dovrebbe tendere non soltanto la campagna delle europee ma anche l’azione che vi farà seguito: a ideare un programma concreto che consenta che non l’oligarchia ma il popolo, in senso gerarchico ed organico, esprima e gestisca le strategie della Nuova Europa.
More solito, i più sono indietro con i tempi, ad averli compresi siamo in pochi ma non è una buona ragione per non agire addirittura con maggior foga ed entusiasmo.
Attendendo che la consapevolezza maturi nei più, procediamo intanto nella giusta direzione.
Abbiamo aperto la campagna elettorale accompagnandola con un manifesto dell’orgoglio europeo che è soltanto uno stimolo. Il 15 giugno a Valencia esprimeremo un primo manifesto programmatico scritto da più nazioni. Poi continueremo sempre con maggior tenacia, perché i fuochi d’artificio possono anche essere belli ma l’illuminazione che offrono è ingannevole.