Vietare un partito fascista? Ecco perché la Costituzione non lo prevede

“E’ vietata la ricostituzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”. Così recita la XII disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione. E noi ci inchiniamo reverenti di fronte alla sacra maestà democratica e repubblicana. Non mancando, però, di evidenziare che dietro i principi fondativi dello Stato italiano nato sulle ceneri del fascismo e della guerra perduta, c’erano pulsanti cervelli pensanti come quello di Piero Calamandrei, illustre giurista fiorentino che, ai tempi del “nefasto Regime”, dette il suo bel contributo di studioso in orbace. Fu infatti uno dei più prestigiosi collaboratori di Dino Grandi, prima ministro di Grazia e Giustizia, e in seguito presidente della Camera di Fasci e delle Corporazioni, che a Calamandrei si rivolse per la riforma dei codici di Procedura Civile. Con gran soddisfazione del truce Duce il quale, una volta, ebbe a dire a Grandi a proposito degli studiosi che mettevano mano alla riforma: “il più fascista è il non fascista Calamandrei”. E non dimentichiamo che il bravissimo Piero ebbe a meritarsi dal Duce una insegna di non poco conto come quella di Cavaliere di Gran Croce.

Ma non divaghiamo. Si parlava del “disciolto partito fascista”. Dunque del fu PNF. Liquidato con Regio Decreto 704, apparso sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 5 agosto 1943, imperanti il re Vittorio Emanuele III, “cuginetto” di Mussolini e il maresciallo Pietro Badoglio che gli aveva lustrato non poco gli stivaloni per far dimenticare a Lui (maiuscolo!) e all’Italia le responsabilità nel disastro militare e civile di Caporetto. A disperdere le fascio-ceneri al vento della libertà, furono poi i nobili padri della Costituzione, notoriamente (Roberto Benigni dixit) “la più bella del mondo”.

Da tutto questo ci par che consegua che è vietata la ricostituzione del PNF. Non si fa riferimento al Partito Fascista Repubblicano, vivacissimo nei seicento giorni della Repubblica Sociale, altrimenti detta (copyright, crediamo, di Giorgio Bocca, fiero antifascista dai trascorsi un po’ nazi-antisemiti), “la Repubblica di Mussolini”. Ma non sottilizziamo. Diciamo che “quel” partito non si poteva, non si può e mai si potrà ricostituire. Un altro partito fascista – che, per l’appunto, non sia “quello” – sì? La conferma ci verrebbe dal defunto Movimento Sociale Italiano, che, tra alti e bassi, avanzate tonitruanti e pavide ritirate, del fascismo e in particolare di quello di Salò, si sentì e sempre si disse il legittimo erede. Non si “restaurava”, no, perché i tempi erano cambiati, ma non si “rinnegava”, perché i tempi nuovi potevano comunque attingere vital linfa ideale dal passato. Vero è che ci furono, soprattutto negli anni Settanta, fior di antifascisti che volevano sciogliere il MSI. Altrettanto vero è che lo sciolse, invece, il neofascista segretario Gianfranco Fini, poi nazional-alleato di non si sa bene di cosa, e in tempi più recenti, antifascista con l’imprimatur radical-chic. Che porta sempre sfiga: Montecarlo docet.

Per tornare al nostro discorsetto: niente PNF, d’accordo, ma un partito neofascista può aver cittadinanza “costituzionale” o no? Parrebbe di sì: e non entriamo nel merito di organizzazioni come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, che, prima di aver una vita travagliata per le loro intemperanze sovversive, ne ebbero un’altra più che legittima, anche se al fascismo si richiamavano con idee, contrassegni e tumultuoso immaginario.

Vogliamo parlare del presente e nel presente c’è CasaPound. I suoi militanti, i suoi simpatizzanti e il suoi elettori non vogliono ricostituire né il PNF né il PFR. Ma si definiscono fascisti, “vogliono” definirsi fascisti, attingono miti, suggestioni, valori al bagaglio storico e culturale del Fascismo, rivendicano il loro diritto a farne non l’apologia ma, come dicono i bravi bambini, la “narrazione” e a prender le distanze da quel che a loro non va, come le leggi razziali e l’antisemitismo. Tutto questo è costituzionalmente legittimo o con la Costituzione è incompatibile? Se è “incompatibile”, perché CasaPound è “compatibile” con le prossime elezioni nel senso che vi partecipa con i propri candidati in tutte le circoscrizioni ed avrà probabilmente un buon risultato? Se è “compatibile”, vuol dire, allora, che sono “incompatibili”, dal punto di vista democratico e costituzionale, tutti coloro che ce l’hanno con CasaPound, che sono indignati perché esiste, resiste e si dà da fare, che ne paventano il successo, che ne contrastano, sbavando slogan stupidi-trucidi o facendo casino anche violentemente, l’impegno politico quotidiano e, più che mai, quello elettorale. Domanda: c’è qualche illustre costituzionalista o uomo politico antifascista disposto ad aprire un dibattito in merito?

Fonte: Il Primato Nazionale